Unioni civili, tra il dire e il voto c'è di mezzo il Family Day: slitta la data (per la Lega)

27 gennaio 2016 ore 15:19, Americo Mascarucci
Il vero problema per il Pd nelle ultime ore sembrava diventato quello del mancato appoggio del Movimento 5Stelle al Disegno di Legge Cirinnà sulle unioni civili. Pare che i pentastellati, dopo aver lanciato un chiaro segnale di disponibilità a votare il testo in discussione al Senato rinunciando a presentare propri emendamenti avrebbero fatto chiaramente intendere che sarebbero disponibili ad accettare soltanto le modifiche previste dall'emendamento Lumia rivolte a superare l'equiparazione fra convivenze e matrimonio al fine di scongiurare i possibili profili di incostituzionalità della legge. 
Unioni civili, tra il dire e il voto c'è di mezzo il Family Day: slitta la data (per la Lega)
Il problema però è un altro ora: sta nel fatto che senza il voto dei grillini il ddl Cirinnà rischia di non essere approvato e che il voto è slittato alla prossima settimana, quindi a dopo il Family Day di sabato prossimo. 
Nessun voto sulle unioni civili per domani in Senato. Lo ha deciso la capigruppo che si è riunita da poco a palazzo Madama. 
Si tratta, ha riferito Gian Marco Centinaio (capogruppo della Lega), della proposta da lui avanzata che fa parte di un più complessivo "patto tra gentiluominì" tra i capigruppo appunto della Lega, di Fi, Paolo Romani, e del Pd, Luigi Zanda. Ma non c'entrerebbe Renzi. 

Il gruppo del Pd al Senato intanto ha detto sì all'impianto generale della legge e all'unanimità tutti i senatori si sono impegnati a votarla anche se rimane in sospeso il nodo della stepchild adoption su cui nel Pd si sta cercando una difficile mediazione. Nelle ultime ore ha preso quota l'emendamento Marcucci - Pagliari che prevede un pre-affido di due anni del bambino alla coppia gay prima di consentire l'adozione. Una proposta su cui i cattolici del Pd avrebbero mostrato interesse pur mantenendo in piedi l'emendamento relativo all'affido rafforzato. Nel Pd tutti sono certi che alla fine un accordo si troverà e che il ricorso alla libertà di coscienza sulla stepchild sarà un'ipotesi estrema.
Molto dipenderà però dal successo del Family Day dunque, in programma sabato a Roma al Circo Massimo promosso dalle organizzazioni in difesa della famiglia, dal laicato cattolico e sponsorizzato anche dalla Cei. Se la mobilitazione come tutti prevedono avrà successo le posizioni dei cattolici nel Pd potrebbero ulteriormente irrigidirsi e rendere ancora più difficile la ricerca di un compromesso.
Renzi si troverebbe fra due fuochi: teme che il Pd si presenti spaccato sul tema delle adozioni e vorrebbe evitarlo ma è consapevole che modificare la stepchild metterebbe in discussione il voto favorevole dei 5Stelle e di Sel: i quali dal canto loro sperano che la frattura nel Pd si acuisca in modo tale da diventare determinanti nella votazione e dimostrare che senza il loro apporto il Ddl non sarebbe passato con le adozioni gay.
Sull'altro fronte però Renzi teme anche il giudizio negativo del mondo cattolico nel caso in cui appunto il Ddl fosse approvato con la stepchild. Area popolare di Alfano e Casini non ha escluso la possibilità di proporre un referendum abrogativo qualora il ddl fosse approvato nel suo impianto generale, mentre fra i cattolici del Pd c'è il forte desiderio di stralciare la norma sulla stepchild in favore di altre soluzioni.Insomma comunque vada per il Governo potrebbe essere un insuccesso a tutto vantaggio dei 5Stelle che avrebbero buon gioco, in un caso o nell'altro per rivendicare il merito dell'approvazione della legge o per dimostrare come il premier sia ostaggio dei cattodem qualora dovesse cedere sulla stepchild. Sempre che, ma questa è un'ipotesi estrema i pentastellati non stiano in realtà tentendo una trappola al Governo dando per scontato il loro appoggio per poi far trovare nudo "il re", cioè Renzi nel caso in cui il Pd andasse in frantumi.
Ma il loro desiderio di accaparrarsi il merito di aver fatto approvare la legge sulle unioni civili sembrerebbe molto più consistente della volontà di sfruttare politicamente la vicenda per mettere in difficoltà il Premier. 
La buona notizia per il Pd potrebbe venire in queste ore soltanto dalle opposizioni che si sarebbero dette disponibili a limitare al massimo il numero degli emendamenti a patto che la maggioranza rinunci al canguro che sarebbe invece pronto ad essere messo in campo nel caso in cui la minaccia dei seimila emendamenti annunciati dalla Lega dovesse concretizzarsi. 
Trattative al riguardo sarebbero in corso fra il capogruppo del Pd Zanda e i capigruppo dei partiti di minoranza. 
Ma come detto fra il dire e il fare c'è di mezzo il Family Day. 

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