Bad Bank, c’è l’accordo: come funziona. Successo Padoan (a testa alta in Europa)

27 gennaio 2016 ore 16:06, Luca Lippi
Che Padoan fosse un’indiscussa personalità nel campo della finanza internazionale non lo abbiamo mai messo in dubbio, ma che fosse anche un ottimo politico (nel senso di ottimo negoziatore) non ce ne eravamo ancora resi conto. Alla fine l’accordo per la Bad Bank è stato raggiunto e non è stato né semplice né scevro di interferenze poco eleganti di alcuni delegati in Commissione Ue.
Padoan conosce bene i burocrati della Ue e non è andato sprovvisto né di grinta né di documentazione d’appoggio, l’incontro con Margrethe Vestager (commissario europeo della Danimarca nella Commissione Juncker) è durato cinque ore e prima ancora Padoan aveva avuto un incontro piuttosto impegnativo anche in commissione Lavoro dell’Europarlamento. Lo spirito di Padoan è stato il medesimo sia nel primo che nel secondo incontro, addirittura in commissione Lavoro ha avuto a che dire con la deputata inglese Jane Collins (Ukip) alla quale ha “attaccato sul muso” il microfono senza averla congedata con un chiaro messaggio di autostima “l'Italia non viene qui a chiedere l'elemosina a nessuno”. 

Bad Bank, c’è l’accordo: come funziona. Successo Padoan (a testa alta in Europa)
Finalmente il gioco che il governo italiano ha subito per oltre un anno è finito; con ogni proposta fin qui presentata che finiva inevitabilmente per rimbalzare contro un muro di gomma, terrorizzati dalla mole di crediti problematici ma immemori dei crediti problematici che una certa parte di Europa si era già “scontata” anche con i soldi buoni dell’Italia (buoni solo quando erano loro convenienti). La tattica della controparte, a sentire chi ha collaborato al dossier, è stata quella di sollevare continuamente problemi formali secondo una interpretazione restrittiva delle regole sugli aiuti di Stato, anche in contrasto con quella che era stata per anni la linea stessa della Commissione. I “no” erano associati a rinvii con la scusa di modificare l’impianto della proposta, ovviamente ridimensionato, e da un ridimensionamento ad un altro era diventato “niente”. Finalmente siamo arrivati a definizione e stavolta senza vincoli né limitazioni. Il meccanismo è semplice, una garanzia pubblica per favorire la cessione dei non performing loan da parte delle banche, che avrebbero potuto creare ognuna società speciali, che servono per realizzare la cartolarizzazione dei crediti emettendo titoli per finanziare l'acquisto stesso. La garanzia pubblica dovrebbe riguardare la componente senior di queste obbligazioni, in modo che il rendimento offerto al mercato sia appetibile e gli attivi sottostanti siano adeguatamente valorizzati, il rating solido e le emissioni siano collocabili anche alla Bce.
La riunione, a quanto si è capito, è cominciata in salita, con Vestager e i suoi a chiedere un costo alto per la garanzia e un prezzo basso, molto basso. Dopo una lunga serie di contrattazioni durante le quali Padoan non si è fatto trovare impreparato poiché determinato a chiudere e quindi con diverse soluzioni fra le carte, ecco che si raggiunge l’accordo. Non si altera in alcun modo l’impianto generale della norma riconosciuto e condiviso dall’Ue sul recupero dei debiti deteriorati da parte degli istituti di credito, quindi si è raggiunto l'accordo sul meccanismo di garanzia, che prevede l’incentivazione per accelerare l'assorbimento da parte del mercato dei crediti in difficoltà, che tradotto significa che il costo della garanzia aumenterebbe nel corso del tempo. Secondo fonti del ministero, il meccanismo consiste in una “garanzia sulle cartolarizzazione delle sofferenze”.
La Commissione europea concorda che il meccanismo non prevede aiuti di Stato, lo Stato garantirà soltanto le tranche senior delle cartolarizzazioni, cioè quelle più sicure, che sopportano per ultime le eventuali perdite derivanti da recuperi sui crediti inferiori alle attese. Non si potrà procedere al rimborso delle tranche più rischiose (junior e mezzane), se non saranno prima state integralmente rimborsate le tranche senior garantite dallo Stato.

Bad Bank, c’è l’accordo: come funziona. Successo Padoan (a testa alta in Europa)
Il meccanismo: Le garanzie possono essere richieste dalle banche che cartolarizzano (cessione di attività o beni attraverso l'emissione e il collocamento di titoli obbligazionari) e cedono i crediti in sofferenza, a fronte del pagamento di una commissione periodica al Tesoro, calcolata come percentuale annua sull'ammontare garantito. Il prezzo della garanzia è di mercato, come riconosciuto anche dalla Commissione europea, che concorda sul fatto che lo schema non contempli aiuti di Stato. Il prezzo sarà calcolato prendendo come riferimento i prezzi dei Cds degli emittenti italiani con un livello di rischio corrispondente a quello dei titoli garantiti. Il prezzo sarà crescente nel tempo, sia per tenere conto dei maggiori rischi connessi a una maggiore durata delle note, sia per introdurre nello schema un forte incentivo a recuperare velocemente i crediti.
Cos’è un Cds e come funziona: il credit default swap è uno strumento di copertura. Un investitore (A) vanta un credito (per esempio in ragione di un prestito) nei confronti di una controparte debitrice (B). L'investitore A vuole proteggersi dal rischio che la parte B fallisca e che il credito perda di valore o diventi inesigibile. A tal fine si rivolge a una terza parte C, disposta ad accollarsi tale rischio; la controparte C agisce come se fosse un'assicurazione e nel gergo tecnico è definita protection seller, ovvero "venditore di protezione". La parte A si impegna a versare a C un importo periodico, il cui ammontare è il "prezzo" della copertura ed è il principale oggetto dell'accordo contrattuale; in cambio di tale flusso di cassa, il venditore di protezione (C) si impegna a rimborsare alla parte A il valore nominale del titolo di credito, nel caso in cui il debitore B diventi insolvente (evento in gergo definito come credit default). L'accordo contrattuale tra A e C sul titolo sottostante B è definito credit default swap (CDS).
In conclusione, l'intervento non genererà oneri per il bilancio dello Stato. Al contrario, si prevede che le commissioni incassate siano superiori ai costi, e che vi sia pertanto un'entrata netta positiva.

autore / Luca Lippi
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