Cirinnà, Luxuria: "Adinolfi tira più del Papa? Family Day "venduto" come pellegrinaggio alle vecchiette"

27 gennaio 2016 ore 16:10, Lucia Bigozzi
Uno: “Mi auguro non si aspetti l’entità del Family Day per farsi condizionare sulla legge”. Due: “Basta con le mediazioni: no all’affido rafforzato o ai due anni prima del pronunciamento del tribunale dei minori; non scherziamo… questa è ipocrisia all’italiana, inaccettabile”. Tre: “Ai Fioroni e cattodem dire che se ne devono fare una ragione, oppure cambino partito”. Quattro: "Se il Family Day avesse successo rispetto al flop numerico del Giubileo della Misericordia, il Papa dovrebbe arrabbiarsi...". Vladimir Luxuria mette in fila i punti col solito garbo ma il tono è fermo come pure il contenuto del ragionamento che articola nella conversazione con Intelligonews dopo il rinvio al 2 febbraio del voto in Senato sul ddl Cirinnà. 

Il rinvio del voto a dopo il Family Day cosa significa? Al di là delle motivazioni ufficiali, c’è chi la legge come una mossa tattica.

«Non è tanto il problema di aspettare qualche giorno dopo che abbiamo aspettato anni. Piuttosto, mi auguro che non si aspetti l’entità del Family Day per farsi condizionare su una legge attesa da tanto tempo, che l’Europa ci chiede e che fa parte del programma di governo di Renzi. Anche perché se dovessimo parlare di numeri…».

Parliamone.

«Se sommiamo i numeri di tutti i Gay Pride che abbiamo fatto, vinceremmo noi. Tra l’altro, ricordo che nel 2007, anno in cui ci furono sia il Gay Pride che il Family Day, la nostra piazza fu più numerosa; ma non vorrei fare la guerra dei numeri. Ciò che conta, invece, è andare avanti per la propria strada. Ricordo che nella Spagna di Zapatero, quando fu introdotto il matrimonio ugualitario, un milione di persone scesero in piazza per manifestare contro quel provvedimento. Oggi, se ci fosse una specie di Family Day spagnolo, in piazza non ci andrebbe nessuno perché la gente si è abituata e ha preso coscienza che non è stato tolto niente alla famiglia tradizionale. Quindi, sinceramente mi auguro che si faccia presto: sarebbe un bruttissimo segno quello di cedere al ricatto, tra l’altro messo in campo con mezzi non proprio leciti…».

A cosa si riferisce?

«Cito il caso di mia cognata che è andata in chiesa in un paese della Puglia per chiedere una messa in suffragio della nonna alla quale ha partecipato con tutta la famiglia, tutti cattolici. Durante la messa il sacerdote ha detto che c’erano ancora alcuni posti disponibili sul pullman per andare al Family Day e dopo la manifestazione lui avrebbe incontrato il Papa al quale avrebbe portato il saluto della comunità di fedeli presenti a Roma. In sostanza, è stato fatto credere specialmente alle vecchiette, che si trattava di un pellegrinaggio; come se andare al Family Day corrispondesse a chiedere una grazia al Papa o alla Madonna. Vorrei aggiungere un’altra cosa, forse un po’ forte…».

Quale?

«Tornando ai numeri, se il Family day avesse un successo enorme rispetto al flop del Giubileo della Misericordia che come sappiamo sta deludendo a livello di presenze di pellegrini a Roma, beh forse si dovrebbe arrabbiare un po’ di più papa Francesco che potrebbe dire: ma come? Seguite più gli appelli di Mario Adinolfi ad andare al Family Day, piuttosto che venire da me al Giubileo della Misericordia?».

Che effetto le ha fatto leggere sul Corriere della Sera della perplessità di Agnese Renzi, moglie del premier, sulla stepchild adoption? C’è chi ha letto un paragone con Veronica Lario e Berlusconi. Lei pensa che in qualche modo l’opinione della first lady possa essere condizionante nello scontro tra pro e contro ddl Cirinnà? 

«Intanto userei il condizionale e non mi ci attarderei più di tanto perché si tratta di illazioni. Credo che la moglie di Renzi abbia scelto un basso profilo perché non l’abbiamo mai sentita rilasciare dichiarazioni. Il confronto con la Lario non regge perché lei scrisse di suo pugno una lettera pubblicata da Repubblica contro Berlusconi; mentre qui si parla di retroscena. Certo, Renzi viene da una formazione cattolica, la sua famiglia è cattolica, ma a maggior ragione questo aspetto avvalora la tesi per cui non si tratta di uno scontro tra cattolici e non cattolici - Renzi e la Cirinnà sono cattolici -, ma probabilmente di due visioni del mondo diverse: una relativa a un’Italia ancorata al Medioevo; l’altra di un’Italia moderna, europea, cattolica come lo sono la Spagna o l’Argentina ma con lo sguardo rivolto in avanti»

La senatrice dem Di Giorgi a Intelligonews ha rilanciato l’idea di una stepchild adoption temperata. Secondo lei è credibile come punto di mediazione, la convince? 

«Basta con le mediazioni. L’ipotesi dell’affido rafforzato non c’entra nulla con la questione della stepchild adoption e anche l’idea che debbano trascorrere due anni prima che ci sia la decisione del tribunale dei minori, la trovo quanto meno inutile e soprattutto non risponde ai bisogni reali delle coppie. Non scherziamo… Penso veramente che questa ipocrisia all’italiana, questo voler accontentare tutti per non scontentare nessuno, sia veramente inaccettabile. Bisogna avere il coraggio delle proprie idee e la coerenza di andare avanti dicendo ai vari Fioroni e cattodem che se ne devono fare una ragione, oppure cambino partito»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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