Falasca (ZeroPositivo): “Con le briciole non si crea lavoro. Basta con l’ipocrisia sui giovani”

27 giugno 2013 ore 14:33, Domenico Naso
Falasca (ZeroPositivo): “Con le briciole non si crea lavoro. Basta con l’ipocrisia sui giovani”
Trentatre anni, una laurea in Economia alla Bocconi, segretario di ZeroPositivo, Piercamillo Falasca affronta da sempre i problemi legati al mondo del lavoro, soprattutto per quel che riguarda la disoccupazione giovanile, nonostante abbia sul tema una posizione piuttosto controcorrente. Con lui abbiamo commentato il pacchetto lavoro licenziato ieri dal governo. Una serie di misure che a Falasca non piace, e a IntelligoNews ha spiegato il perché. Lei si occupa da tempo di economia e lavoro. Che pensa del pacchetto approvato ieri dal governo? «Penso che con le briciole non si crea lavoro. Innanzitutto c’è un problema riguardo al modo in cui la politica italiana affronta la disoccupazione giovanile. Lo fa con ipocrisia, come se si trattasse di una discriminazione anagrafica, da contrastare con misure ad hoc per i giovani. La realtà è che i giovani non sono disoccupati perché giovani, ma perché non c’è lavoro. Se ripartisse l’economia, indipendentemente dalle misure ad hoc, sarebbero gli under 35 a trarne i maggiori benefici». E sul merito della questione? «Sul merito, bisogna dire che l’unica seria riforma di cui questo paese ha bisogno per far ripartire l’occupazione è una riduzione robusta della tassazione sul lavoro, ormai a livelli asfissianti». Nessun beneficio dal decreto emanato dal governo? «Misure come quelle emanate ieri, presentano due problemi: il primo è che rischiano di dare un incentivo alle imprese che avevano già deciso di assumere, perché assumere costa talmente tanto che non lo fai sulla base di questo incentivo. Si tratta di un incentivo per chi aveva già scelto, e per questo è arrivata la posizione favorevole di Confindustria; il secondo problema sono le caratteristiche di questi incentivi, che non premiano l’innovazione, lo studio, la ricerca di una maggiore qualificazione ma incentivano un’occupazione di bassa qualifica e il non studio. Per chi ha meno di trent’anni e non ha titoli di studio, sarebbe stato molto più proficuo utilizzare le stesse risorse per corsi di formazione e qualificazione professionale». In che modo? «A parità di soldi spesi, avrebbero creato delle specializzazioni e dato la possibilità a qualcuno di avere competenze professionali che oggi non ha e trovare finalmente professionalità che mancano. Alcuni studi affermano che in Italia mancano 200-300 mila figure professionali per occupare posti che restano vacanti. Questo dovremmo fare con gli stessi soldi: formare persone che occupino quei posti».
autore / Domenico Naso
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