Il Centro studi di Confindustria "ritenta" le stime

27 giugno 2015, Luca Lippi
Il Centro Studi di Confindustria si avventura nuovamente in previsioni di crescita del pil italiano. La stima comunicata è di 0.8% nell’anno in corso e del 1.4% nel 2016.

Il report è stato estratto dal documento denominato “Venti a favore, freni straordinari. Crescere di più, distribuire meglio”. L’aulicità dell’intestazione esprime tutta la frustrazione di non riuscire a partorire una previsione decente da diversi anni. Eternamente combattuti fra sostenere poltrone politiche e col piede mantenere chiusa la porta per non far scappare associati.

In precedenza il Centro Studi di Confindustria aveva pronosticato un incremento di mezzo punto percentuale per l'anno in corso e dell'1,1% per il prossimo. Il rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo è destinato a passare dal 2,7% del 2015 al 2% mentre l'inflazione dal +0,2% di quest'anno salirà allo 0,6% nel 2016. In ultimo il tasso di disoccupazione che, dopo aver toccato un picco al 13% nel novembre 2014, è vista in diminuzione all'11,8% a fine 2016.

In conclusione, a parte i numeri che ormai sono evocati a caso, l’unica previsione accettabile potrebbe essere una lieve risalita, a volte anche fisiologica nel flusso statistico, ma parlare di “venti di ripresa” diventa esagerato. Ci vorranno vent’anni per tornare ai livelli di dieci anni fa e quindi fra vent’anni saremo indietro di trent’anni, con tutti questi “venti” facciamo prima a morire di pleurite.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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