Scacco al Re-nzi: tutti gli schiaffi e gli scricchiolii

27 giugno 2015, Lucia Bigozzi
Scacco al Re-nzi: tutti gli schiaffi e gli scricchiolii
Tra schiaffi e scricchiolii la settimana renziana è complicata. A segnare un nuovo fronte interno al Pd è l’addio di Stefano Fassina al partito e al segretario, ma sul tavolo di Palazzo Chigi ci sono altri dossier ‘caldissimi’: dalla scuola con il contestato “articolo Gender” e la piazza dei no-gender ai migranti, dal caso Marino a quello De Luca-De Magistris. Ce n’è abbastanza…

SCUOLA. La riforma supera lo scoglio Senato e in particolare scivola sopra lo scoglio - pare “neutralizzato” - della minoranza dem che aveva promesso fuoco e fiamme sul testo del ministro Giannini. Alla fine a sbattere la porta proprio sulla #buonascuola è solo il battagliero Stefano Fassina che così come aveva detto ha poi fatto lamentando la mancanza di ascolto da parte del governo rispetto agli emendamenti della minoranza dem. L’addio di Fassina non è indolore nel Pd e segue quelli, già patiti, di Pippo Civati e Sergio Cofferati. Si riapre il fronte dissidente, tra chi ha la valigia già pronta e chi, invece, l’ha riposta nell’armadio. 

Intelligonews ha raccolto le voci dei protagonisti. Il bersaniano Davide Zoggia condivide le posizioni di Fassina ma preferisce portare avanti la stessa battaglia dentro il partito. La senatrice dem Laura Puppato osserva come l’addio era nell’aria da tempo e ammette che i casi De Luca e Marino sono “due preoccupazioni” per il partito. Ma è Corradino Mineo, senatore ribelle ad anticipare a Intelligonews che potrebbe lasciare anche lui, mentre chi ‘festeggia’ per l’addio di Fassina è Paolo Ferreo, segretario del Prc, soprattutto in chiave “Costituente della sinistra”. 

GENDER. Il milione di persone in piazza San Giovanni per difendere la famiglia e dire no alla teoria Gender, sono un segnale forte e chiaro ai Palazzi della politica. Ma il dibattito si accende su un comma dell’articolo 3 che appare alquanto ambiguo e come tale viene interpretato come apripista indiretto per portare in classe il concetto del Gender. E’ soprattutto nelle file di Area Popolare e di Ncd che si pone il dilemma “che fare?”. Segue vertice con il ministro Giannini e la promessa sul consenso informato dei genitori nelle attività extrascolastiche. La parlamentare Eugenia Roccella è netta: “O Gender o sfiducia”. Ma è il senatore Carlo Giovanardi ad andare oltre: non vota la riforma della scuola e avverte Renzi anche sul ddl Cirinnà (vedi unioni civili): “Non mi bastano le promesse della Giannini. E sulla Cirinnà il governo rischia”. Intanto a Venezia il neo-sindaco Brugnaro mette in pista “l’operazione pulizia”, ovvero: via “i libri coi riferimenti al Gender” dalle scuole. Sarà lui il “nuovo Berlusconi?”.

DE LUCA- DE MAGISTRIS. Il secondo stacca il primo sulla distanza. Il sindaco di Napoli ha vinto il ricorso al Tar contro la sospensione prevista dalla legge Severino in caso di condanna anche di primo grado. Per De Luca, intanto c’è la decisione di Renzi che dovrà dire se il governo applica la sospensione per il neo-governatore della Campania. E’ da qui che discende la “gestione” di una matassa complicata per il Pd che non potrà non avere – in un senso o nell’altro – ripercussioni dentro il partito a trazione renziana. 

MARINO IN BILICO. Altra patata bollente nella mani di Renzi. Che in realtà sta provando a non scottarsi rispedendola al Campidoglio. Il premier, di fatto, sta sempre più prendendo le distanze dal primo cittadino che invece resiste e vuole andare avanti fino al 2013. Intanto ieri sono state rafforzare le misure di tutela già disposte dalla prefettura nei confronti del primo cittadino. Sul piano politico però la settimana segna un altro addio ‘pesante’ nella giunta capitolina: si dimette l’assessore Improta ma i rumors dicono che anche l’assessore Scozzese ci starebbe pensando. Due “pedine” importanti, politicamente considerate vicine all’area renziana: di qui il sospetto della ‘manina’ di Palazzo Chigi per ‘agevolare’ il passo indietro che apertamente nessuno nel Pd pronuncia, ma che a mezza bocca in tanti auspicano. In mezzo alle giornate tribolate del Campidoglio, c’è l “scivolone” di Marino ad avvelenare il clima quotidiano. 

Quel grido lanciato dalla Festa dell’Unità alle “destre” affinchè “tornino nelle fogne” suscita un vespaio di polemiche: scatta la class action per querelare il sindaco, lanciata da Fabrizio Santori, mentre Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound la mette già così: “Ignazio stile Boldrini e anche stressato”. E il senatore a 5Stelle Nicola Morra insiste sulle dimissioni del sindaco, rilanciando la “Renzistenza”, in Aula e nelle piazze. Il tutto aspettando che il prefetto Gabrielli scriva la parola fine sul dossier che ha sul tavolo: alias scoglimento Campidoglio o no. 

REBUS MIGRANTI. Renzi a Bruxelles strappa un accordo che in molti a Roma considerano “modesto”: 40mila migranti sbarcati in Italia e Grecia verranno distribuiti tra gli Stati membri ma di quote non se ne parla. Se ne riparlerà a luglio nella seconda puntata del vertice europeo. Intanto non si smorzano le polemiche. Se il capogruppo della Lega a Montecitorio Massimiliano Fedriga dice che “il governo sta violando Schengen”, il collega del Pd Khalid Chaouki punta il dito su Bruxelles e avverte: “L’Italia ha dei nemici”. Dalle file di Forza Italia, Alessandro Cattaneo propone di inserire nelle ‘regole’ europee anche le impronte digitali. Intanto l’Ungheria prima tira su e poi tira giù il muro ma Parigi non molla alla frontiera di Ventimiglia. 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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