Le parole della settimana: enciclica, gender, silenzio

27 giugno 2015, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: enciclica, gender, silenzio
Mentre il Papa disegnava i nuovi confini dell’esistenza umana sulla terra in un’enciclica ecologica così ampia e drammatica da stordire, enciclica in sei lingue che addirittura rifiuta il latino forse giudicato inattuale per l’argomento, a poca distanza da lui, nella stessa città di Roma, il popolo cristiano scendeva in piazza, una piazza colma di un milione di persone, per difendere il più antico nucleo dell’esistenza umana sulla terra: la famiglia. E questo spontaneamente e autonomamente, senza alcuna direttiva da parte delle Gerarchie.

C’era da dire e proclamare ai quattro venti che l’evoluto mondo di oggi, quello che s’intenerisce di fronte alla biodiversità, è attentissimo alla difesa dell’ecosistema, si commuove davanti ai barconi stracolmi di migranti, ecco, quell’evoluto e civilissimo mondo buonista, si sta organizzando ideologicamente e legalmente per rendere inattuale, dunque rottamabile, proprio la famiglia, la più antica delle istituzioni umane, di millenni antecedente il Cristianesimo stesso.

È un progetto finora sfuggito ai teologi e che ha lasciato cautamente dubbiosi gli arcivescovi, eppure ormai si mostra evidente nei programmi di tanta parte politica, attraverso il cavallo di Troia dei famosi diritti civili. Come ogni disegno autoritario, si nasconde sotto imperativi morali sacrosanti e incontestabili, come il rispetto per chi è diverso, la libertà del comportamento e delle opzioni sessuali di ognuno. Ma il trucco è stato lucidamente individuato e perfettamente smascherato da quel milione d’anime scese in piazza, certamente in rappresentanza di un popolo ancora più ampio. Chi è questa gente? Gente che difende, come ultimo baluardo non negoziabile, il fatto di esser nati da una famiglia fatta di una madre di sesso femminile e di un padre di sesso maschile. E in quella piazza non erano nemmeno soltanto cattolici, anche evangelici, islamici, ebrei; e nemmeno soltanto eterosessuali, c’erano anche omosessuali a sostenere la famiglia con papà e mamma. 

Per quel che ci racconta la Storia, è la prima volta che si rende necessaria una guerra del genere. Non era mai accaduto, sotto qualsiasi sanguinaria dittatura o depravato totalitarismo, che fosse messo in discussione il valore fondante della famiglia nella società umana. Ma oggi accade.

Dopo una prima violenta reazione dei politicamente corretti, è calato un velo di piombo sull’argomento: da una settimana un chiassoso silenzio sullo strabiliante Family Day pervade la grande informazione. E in un mondo che d’informazione si nutre, sembra l’ultima arma rimasta per derubricare quanto accaduto a “mai accaduto”: cancellare il fatto abradendone la memoria. Forse solo i Talebani e quelli dell’ISIS sono più bravi nel cancellare le tracce di chi è diverso da loro.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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