Partendo da Brexit in poi: la password della settimana è Referendum

27 giugno 2016 ore 10:47, Paolo Pivetti
In un momento come questo, dopo una scelta come quella del popolo britannico, scelta epocale di libertà, vissuta e combattuta fino all’ultimo, la storia sembra ormai camminare sulle gambe dei referendum. Bella cosa davvero: una grossa fetta di poter erestituito direttamente al popolo.

Partiamo da una precisazione linguistica, solo apparentemente pedantesca: al plurale si dice i referendum, non i referenda come vorrebbe la forma latina nella terminazione del neutro plurale, dato che di nome latino si tratta. In realtà è un nome trapiantato dal latino nella nostra lingua, e abbastanza recentemente, ma non pervenutovi per una naturale evoluzione. Lo dobbiamo quindi trattare come tutti i nomi stranieri arrivati similmente nel nostro vocabolario, e che pure hanno acquisito una regolare cittadinanza italiana: lo sport, gli sport; il film, i film; il computer, i computer. Nessuno si sognerebbe di aggiungere a questi nomi una s per farne il plurale, come sarebbe richiesto dalla lingua d’origine, l’inglese. Dunque, i referendum. 

Il nome ebbe la sua origine nella locuzione latina “convocatio ad referendum” che nell’antica Roma non aveva nulla a che vedere con una consultazione popolare, ma era semplicemente un “convocazione per riferire” relativa a funzionari dell’Impero, assegnati a diversi compiti.
Dopo secoli di silenzio e di oblio, furono gli svizzeri, agli inizi della loro storia nazionale, a conferire nuova vita alla parola referendum. I delegati alle diete cantonali si pronunciavano con riserva “ad audiendum et referendum” cioè “per udire e riferire”, in relazione alle scelte dei loro deleganti, vale a dire del popolo che rappresentavano: una forma embrionale e indiretta di espressione della volontà popolare sulle varie questioni riguardanti la vita della collettività; ma pur sempre un inizio. Di qui incominciò il cammino moderno del nostro vocabolo e dell’importante funzione democratica che rappresenta: un cammino che è arrivato fino a noi, alla Brexit, e a ciò che aspetta noi Italiani nel prossimo autunno. 
Certo, le parti in causa tentano, e tenteranno sempre, di manipolare le scelte degli elettori, come accade del resto in qualsiasi votazione; e l’emotività gioca un ruolo fondamentale, come si è visto in Inghilterra, negli sbandamenti causati nell’opinione pubblica dall’assassinio di Jo Cox. Ma agli elettori rimane pur sempre l’ultima parola, e questo è per ora il massimo possibile in fatto di democrazia. Un esercizio di democrazia diretta  che nulla ha a che fare con la truffa informatica delle votazioni in rete, che di fatto eliminano dalle scelte politiche una così larga fetta di popolazione: quella che è tuttora estranea al moloch-internet.







autore / Paolo Pivetti
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