Post-Brexit, niente panico per le pensioni

27 giugno 2016 ore 11:17, Luca Lippi
Gli effetti della Brexit sulle pensioni non sono determinanti, forse qualche ripercussione sul risultato di gestione di alcuni fondi pensione per via dei scossoni che riceverà il mercato, ma come abbiamo più volte detto e confermiamo, la Brexit è stata già scontata dai mercati, la Borsa anticipa non subisce mai. 
Gli scossoni attuali sono solamente l’avvertimento di quello accadrà e che ancora non ci è dato di sapere, in sostanza si sta riposizionando prima di riprendere la sua autonoma attività che è avulsa dalle questioni politiche.
Il problema più grande emergerà a causa delle rinnovate condizioni, che comunque non sono particolarmente gravi, non si può fare lo sgambetto a qualcuno che è già a terra. L’impatto dell’uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea avrà ripercussioni sulle politiche economiche italiane, nel senso che l’indebolimento della già precaria ripresa economica italiana potrebbe portare a stime a ribasso per quanto riguarda il rapporto deficit/Pil, ma parliamo di variazioni esiziali. Se mai, i governi useranno questa condizione per far digerire ai cittadini l’impossibilità di poter intervenire economicamente su precarietà strutturali (fra le quali c’è la questione pensioni) senza per questo assumersene la responsabilità.

Post-Brexit, niente panico per le pensioni

E allora ecco che avremo un pericolo imminente riguardo il bonus di 80 euro per le minime, con il suo costo preventivato di circa 2 miliardi di euro, potrebbe essere accantonato a causa del suo costo pesante, l'Ape invece non dovrebbe avere modifiche sostanziali (se non le questioni di forma) poiché non richiede impegni economici particolari da parte del governo e quindi dovrebbe essere confermato.
Discorso diverso, ma anche in questo caso non troppo invasivo, potrebbe aver minato qualche politica relativamente ai fondi previdenziali privati, assicurazioni e fondi pensione, ma anche in questo caso, il tutto sarà compensato con un piano di flessibilità a deficit che Bruxelles dovrà accordare senza alcun problema, è un alleggerimento delle politiche di austerity che in ogni caso devono essere modificate giacché sono la causa dello sgretolamento dell’Ue.
L’incertezza nei mercati già da tempo ha indotto i gestori di Fondi pensione a ridimensionare la componente azionaria rispetto al benchmark. Per esempio alcuni hanno investito un 3,75% del portafoglio contro il 5% prefissato, mantenendo una diversificazione per area geografica prevista dai rispettivi benchmark e cominciando già da tempo a ridurre i titoli inglesi. Infatti  il giorno dopo il referendum, the day after Brexit hanno perso di meno perché già si erano in parte deprezzati. Poi negli asset italiani delle forme di previdenza complementare non erano presenti titoli bancari già a partire da qualche anno, quando scoppiò il caso MPS. Inoltre si continua ad utilizzare come asset gli E.T.F. che si ricorda essere strumenti con grande diversificazione che replicano fedelmente gli indici di riferimento.
Quindi niente panico, anche quando inevitabilmente l’agone politico userà questa strategia per formare un umos adeguato a scopi elettorali, fino a ottobre non si saprà niente, e già per questo è inutile parlarne. 

autore / Luca Lippi
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