Orfini dritto per la sua strada fino a ottobre: "Nel Pd questione di correnti" (solo)

27 giugno 2016 ore 22:09, Americo Mascarucci
Altro che dimissioni, Matteo Orfini tira dritto per la sua strada. 
Non si dimette da commissario del Pd a Roma nonostante gli attacchi del Ministro Marianna Madia e di autorevoli esponenti del Pd che lo accusano di essere l’artefice della sconfitta del Pd. Non ci pensa nemmeno a dimettersi  da presidente della Direzione Nazionale del Pd e in un’intervista a Repubblica risponde alle accuse dei suoi avversari interni respingendole tutte ai mittenti.
"Chi ci critica preferiva il Pd di Mafia Capitale. Io lascio a ottobre quando scade il mio mandato" risponde il commissario del Pd che aggiunge: "Ho preso in mano un partito sotto processo, con suoi esponenti in manette e l'ho riportato a testa alta nelle strade della città. Mi pare semplicistico che si attribuisca al lavoro di bonifica la responsabilità del risultato su Roma, perché vorrebbe dire che si stava meglio quando c'era il Pd di Mafia Capitale".
Orfini dritto per la sua strada fino a ottobre: 'Nel Pd questione di correnti' (solo)
"Purtroppo – aggiunge – nel Pd sono rimaste le correnti senza il partito
. Dobbiamo fare tesoro del messaggio che ci hanno mandato gli elettori. Ho visto le analisi più disparate: Bersani invoca il profumo di Ulivo, chi chiede più cambiamento, chi parla di legge elettorale, come se la risposta alle periferie rabbiose possa essere un emendamento sul premio di coalizione. Ma la questione è un po' più profonda. Ovvero che l'enorme crescita delle diseguaglianze rende necessario per la sinistra, ancora prima di assumere le misure necessarie, radicarsi in quel disagio". 

Sinistra? Eh sì, anche Orfini riscopre la sinistra quella che nelle periferie delle grandi città ha voltato le spalle al Pd. 
"Non c'è dubbio che l'Italia stia ripartendo ma la ripresa non si percepisce nei grandi quartieri delle periferie metropolitane, perché non è ancora arrivata – aggiunge Orfini - O noi capiamo che c'è un disagio con cui parlare e una grande forza in quei luoghi da coinvolgere nel nostro progetto di cambiamento del paese, oppure lì ci starà solo il populismo. Abbiamo recuperato tra i ceti più deboli solo alle europee, quelle del 40%.Lì il nostro messaggio non era di neutro cambiamento, che non vuole dire niente, ma aveva una grande forza sociale, figlia degli 80 euro e della promessa di inclusione nel cambiamento di intere generazioni che vivevano ai margini. Quel messaggio si è perso. Più che discutere di quanto ci dobbiamo spostare al centro o a sinistra, dovremmo essere più popolari... nel senso non televisivo del termine".

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