Da Londra umori e sentimenti nel dopo-Brexit

27 giugno 2016 ore 17:12, intelligo
di Michele Buontempo

Martedì 21 giugno,  Londra  un pomeriggio nuvoloso.  Quartiere di Mile End, Università  Queen Mary. Mi accorgo della moltitudine di nazionalità  delle persone intorno, ma soprattutto dei tanti musulmani indiani e nord africani quindi rifletto sul voto del referendum ad un paio di giorni e mi dico:  “no loro sono già inglesi da generazioni e dell’Europa non gli interessa nulla”. Non convinto mi fermo nel pub di fronte all’ingresso dell’Università  e qui l’ambiente è diverso:  moquette a terra odore di birra mista a sudore il vero pub inglese. Al bancone chiedo una Guinness ed entrano dei muratori dall’accento londinese stretto mentre in sottofondo il CT dell’Inghilterra alla televisione commenta i benefici  di un secondo posto agli europei.  Spinto dalla curiosità di sapere la loro opinione chiedo se andranno a votare Giovedì. Johnny capo cantiere sulla quarantina mentre sorseggia la sua prima pinta mi risponde franco: “ mah sinceramente non lo so e non mi interessa poi molto, se dovesse aumentare il prezzo di questa birra la comprerei comunque”  e ride tracannando la sua IPA in due lunghe sorsate. A fianco più giovane di una ventina d’anni  Sam  mi dice: “a me piace viaggiare e preferirei se l’Inghilterra rimanesse in UE  ma sei sicuro non e’ domani, mercoledì che si vota” e si volta a guardare  lo schermo.  

Nel tornare verso casa rifletto sul contesto internazionale in cui mi sono trovato e che contraddistingue Londra,  piuttosto che di un  umore trascinante verso l’Europa. Gli inglesi stessi per la campagna referendaria visibile ad ogni angolo di strada treno o palazzo ne sono a conoscenza o quasi ma tolta l’elite di persone informate l’inglese medio non è motivato verso questa scelta.  
Mercoledì 22, Incontro un’amica a cui chiedo la sua opinione perché lavora per un agenzia europea a Londra ma non sa che dirmi perché i suoi colleghi inglesi non possono esprimersi perché hanno una strategia in caso di Brexit e in Germania preferiscono astenersi dal condizionare il Regno Unito perche è un voto che spetta agli inglesi. Mi dice una cosa interessante però: “ per quanto a Londra sono tutti in favore per rimanere non vedo una mobilitazione efficace ad andare a votare quanto quella della campagna per uscire.”
La sera comincia a piovere molto forte, tuoni e fulmini come non si erano mai visti, un temporale furioso si abbatte su Londra. Nella notte continua.
Giovedi 23 giorno del voto, il risveglio è altrettanto piovoso leggo che le stazioni sono affollate e i treni cancellati per il maltempo a Londra e nel sud est dell’Inghilterra. Mentre “sfoglio” il The Guardian online vengono pubblicati vari tweet di inglesi bloccati in Italia, Spagna e Francia per lo sciopero del personale aereo francese (per la riforma del lavoro). In molti chiedono un proxy dell’ultimo minuto  sul voto, ovvero una delega ad una persona di fiducia per votare al posto loro ma bisognava farlo per tempo.
Venerdi 24,  l’incredulità mista a stupore la Gran Bretagna ha deciso di uscire dall’UE.  Esco apparentemente tutto normale, chi in bici, di corsa o a piedi vanno tutti a lavoro . Mi accorgo però dei volti confusi  di quelle stesse persone che hanno  lo sguardo fisso al cellulare con in sottofondo i vari alert che avvertono dell’arrivo di messaggi . Il pomeriggio vado al pub e la situazione è surreale, il silenzio. Di solito entrando infuriano grida e chiacchiere ad alta voce mentre oggi le parole vengono dette quasi sottovoce; mi spiega il barista: “ non sanno se essere contenti o arrabbiati , si siamo liberi oggi ma il valore dei nostri soldi in banca è diminuito notevolmente. Tanti Londinesi che lavorano per  agenzie europee o compagnie che commerciano con l’Europa perderanno il lavoro e quindi dovranno incontrare il consulente bancario per ritrattare il mutuo”.
La compagine per il leave (uscire dall’UE) è risultata molto più organizzata e motivata a votare soprattutto nelle campagne inglesi mentre chi ha sostenuto il remain (restare in UE) è possibile che neanche abbia potuto o voluto andare a votare.
L’identità inglese  è stata provocata e i leader stranieri schierati per rimanere nell’Ue non hanno fornito una leadership per un progetto che potesse rispondere alle esigenze e i temi europei con tempestività. I disagi di oggi con il Brexit sono secondo l’Inghilterra meno  di quelli che avrebbero restando in questa UE orientata verso un’implosione. 

autore / intelligo
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