Alzheimer, per la prima volta un farmaco lo rallenta

27 luglio 2015, Americo Mascarucci
Alzheimer, per la prima volta un farmaco lo rallenta
Combattere l’Alzheimer potrebbero diventare ancora più facile grazie alla scoperta di un farmaco capace di rallentare del 34% lo sviluppo del morbo nel momento in cui è nella fase iniziale. Sarà davvero così? 

Magari. 

Intanto la notizia è più che un’indiscrezione visto che l’utilizzo di questo “farmaco miracoloso” è in fase di studio. 

Miracoloso perché potrebbe arrestare l’avanzata del morbo che fa perdere la memoria, mantenendo vive le cellule del cervello e intervenendo sulla malattia quando si potrebbe essere ancora in tempo per arrestarla. 

I risultati dei primi test sono stati presentati a Washington in occasione della Conferenza internazionale della Alzheimer's Association. 

La sperimentazione è in fase di svolgimento e dovrebbe prolungarsi anche per l’intero arco del 2016 per poi concludersi con una conferma definitiva dell’efficacia del farmaco. Il farmaco è composto da una nuova molecola, detta “solanezumab”, capace di attaccare le proteine "deviate" che si formano nel cervello colpito da Alzheimer, facendole rimanere in vita e ritardando o eliminando l’insorgenza della malattia. 

È stato dimostrato, infatti, che i pazienti che hanno assunto il farmaco più a lungo hanno avuto i maggiori benefici. 

«Se questi risultati saranno replicati - ha commentato Eric Karran, direttore dell'Alzheimer's Research UK - verrà compiuto un grandissimo passo avanti nella ricerca sull'Alzheimer e per la prima volta la comunità medica potrà dire di essere in grado di rallentare la malattia». 

Come detto il farmaco è ancora in fase di sperimentazione quindi è doveroso essere cauti e non lasciarsi trasportare da troppo ottimismo. 

Tuttavia la scienza è capace di grandi progressi e la fiducia in questi casi è d’obbligo. Non resta che lasciare lavorare gli esperti, augurandosi che la conferma tanto attesa possa arrivare al più presto offrendo una concreta speranza di guarigione a tante persone colpite dal morbo e ancora di più ai loro familiari costretti ad assistere alla degenerazione costante della memoria dei propri cari. 
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