Cina, l'indice in borsa risale. Dietro gli scossoni? Tranquilli, nessuna debolezza

27 luglio 2015, Luca Lippi
Cina, l'indice in borsa risale. Dietro gli scossoni? Tranquilli, nessuna debolezza
 Troppo rumore, e anche troppo allarmismo. Dietro gli scossoni delle Borse cinesi si vogliono intravedere a tutti i costi segnali di debolezza della seconda economia mondiale.

Il fatto: lo Shanghai Composite Index chiude cedendo l'8,1% a 3.725,56 punti. Prima di ogni inutile allarmismo è utile ricordare a chi non si occupa professionalmente di mercati azionari, che il mercato azionario cinese dopo una lunga performance positiva è entrato in una fase di storno, si chiama “fase orso”. E’ come quando si vuole a tutti i costi tirare un elastico senza preoccuparsi della sua reale capacità di tenuta; si spezza spesso creando conseguenze nell’immediato “dolorose” ma poi torna subito a ricomporre la sua dimensione strutturale e la sua funzione.

Il China Securities Financial Corp., un fondo statale, ha acquistato nelle scorse settimane azioni per circa 800 miliardi di dollari, al fine di sostenerne i corsi, dopo i crolli dalla seconda metà di giugno. Ha inevitabilmente diminuito la sua influenza sugli acquisti.

In buona sostanza il fondo statale ha cercato, forzando una dinamica, di sostenere il mercato per evitare panico e vendite da parte degli azionisti. Nei fatti, la Borsa cinese ha creato una bolla fisiologica derivata soprattutto dal ricorso al credito da parte di molti investitori privati allo scopo di recuperare risorse da investire nel mercato in continua crescita. Il timore delle istituzioni cinesi era quello che i creditori improvvidi potevano trovarsi nelle condizioni di non poter rendere il denaro alle banche mettendo in crisi il settore del credito.

Ormai la borsa cinese ha necessità di tornare alla sua naturale dimensione, e non è mai opportuno intervenire su una dinamica che si basa su algoritmi rigidi. Il mercato è dunque sensibilissimo, ed è bastato il comunicato del dato sui profitti dell'industria cinese a giugno, in calo su base annua dello 0,3%, per rilanciare i dubbi sull'effettiva crescita della seconda economia del pianeta.

Quali dubbi? Di chi? Una flessione dopo un lungo periodo di crescita è fisiologico, e infatti l’analisi dell’andamento del mercato cinese non trova alcun riscontro col dato economico succitato.

Al 12 giugno scorso, il listino della Borsa di Shanghai era salito al record di oltre 5.166 punti, il fatto che oggi ripieghi appoggiandosi su quota 3.725,56 punti significa solo che l’elastico sta tornando alla sua dimensione naturale, dimensione che rispetto alle altre realtà in crisi mondiali è sempre di tutto rispetto. Delle dinamiche interne interessa molto poco.

Non si può rigare lo sportello di un’auto solo perché non ci si può permettere di comprarla e mantenerla!

Non sarà questo a far riflettere i tecnici della Fed su un eventuale rialzo dei tassi di interesse come sperano i "gufi" del gigante asiatico (invero ancora con i piedi d’argilla).

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autore / Luca Lippi
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