I non allineati Crocetta e Marino resistono. Il rimpasto è la prova del nove

27 luglio 2015, Americo Mascarucci
I non allineati Crocetta e Marino resistono. Il rimpasto è la prova del nove
Che Matteo Renzi, non amasse né Rosario Crocetta, né Ignazio Marino era chiaro da tempo
, ma che di fronte agli scandali che negli ultimi tempi hanno investito tanto il Governatore della Sicilia (per la storia dell’intercettazione su Lucia Borsellino pubblicata da L’Espresso ma smentita dagli inquirenti) che il sindaco di Roma (per lo scandalo Mafia Capitale e le polemiche sul degrado della città) il Premier quasi voglia accelerare lo scioglimento delle amministrazioni fa discutere, trattandosi comunque di autorevolissimi esponenti del Pd. 

Renzi ha preso la palla al balzo non tanto per intervenire sul merito delle polemiche ma per mettere in evidenzia il suo malessere per il modus operandi tanto di Crocetta che di Marino, i quali sono stati chiaramente invitati a farsi da parte se non in grado di amministrare.
E da giorni sia contro il governo siciliano che quello capitolino è in atto un cannoneggiamento di attacchi provenienti soprattutto dalle parti del Pd.

Crocetta ha annunciato la volontà di non dimettersi e di andare avanti, chiedendo al Premier un incontro per poter definire insieme le strategie più efficaci per rilanciare l’azione della Giunta siciliana; Marino invece sembra deciso ad accelerare sulla strada del rimpasto per poter così avviare la tanto auspicata “fase due” dell’amministrazione. 

Tuttavia Renzi preferirebbe in entrambi i casi le elezioni anticipate. Il Premier infatti è preoccupato per il calo di gradimento che da tempo starebbe registrando nei sondaggi e sa perfettamente che le polemiche, o peggio eventuali scandali che vedono coinvolti amministratori del Pd, non fanno che favorire ancora di più la fuga dei consensi da quello che, ad oggi, continua ad essere il primo partito italiano. 

Ecco perché di fronte alle polemiche, Renzi ha deciso di usare ilpugno di ferro” nella consapevolezza che sia preferibile perdere la guida di regioni o comuni importanti, compresa la Capitale, pur di salvare la faccia al Pd e in primo luogo la sua. Il Primo Ministro è insomma convinto che buttando a mare Crocetta e Marino la sua credibilità politica ne uscirebbe rafforzata e anche quella del partito, capace di “sacrificare” i propri uomini sull’altare della “superiorità morale”. Obiettivi che al contrario, secondo Renzi, difficilmente potranno essere raggiunti difendendo la permanenza dei due nei rispettivi ruoli dando l’impressione di tenere di più alle poltrone che alla credibilità del partito. 

Poi, come detto all’inizio, né Crocetta, né Marino sono politicamente allineati al Presidente del Consiglio che avrebbe così anche l’occasione di prendere i classici “due piccioni con una sola fava”; salvare cioè la faccia al Pd, liberandosi nel contempo di due figure ingombranti. Insomma Renzi sogna un partito ogni giorno di più ritagliato a sua immagine e somiglianza senza zavorre o palle al piede, né possibili futuri antagonisti alla guida del Pd. 

E allora paradossalmente meglio per lui affrontare subito il giudizio degli elettori che favorire una sorta di “accanimento terapeutico” tanto della giunta siciliana che di quella romana. Nella consapevolezza di poter poi gestire anche la fase elettorale, presentando una discontinuità rispetto ad esperienze di governo del suo partito che lui stesso, non l’opposizione di centro destra o pentastellata, ha permesso di interrompere.
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