Stili che nuocciono alla salute degli italiani: dall'obesità alla sedentarietà è rischio

27 luglio 2016 ore 7:55, Lucia Bigozzi
Italiani ai raggi X. La radiografia, intesa come stato di salute, la fa l’Istar e il quadro che ne esce è sintetizzabile in un concetto: amiamo il rischio. Nel rapporto 2015 sui “Fattori di rischio per la salute: fumo, obesità, alcol e sedentarietà”, l’Istat dice che lo scorso anno il 19,6% dei giovanissimi (tra 14 anni in su) ha dichiarato di essere fumatore (circa 10 milioni e 300 mila persone), contro un 56,3% di non aver mai fumato e un 22,8 che conferma di aver smesso. Suddivise per genere: il 15% delle donne dice di fumare e tra gli uomini la percentuale sale al 24,6%. Il dato tendenziale rilevato è che tra il 2001 e il 2015 la percentuale dei fumatori è scesa dal 23,7%. 

OBESITA’.
Stili che nuocciono alla salute degli italiani: dall'obesità alla sedentarietà è rischio
 Il 45,1% della popolazione dai 18 anni in su ha problemi di peso
. In sovrappeso ammettere di essere il 35,3% del campione testato mentre il 9,8% risulta obeso. Solo il 51,8% può vantare un peso normale e solo il 3 per cento è al di sotto di questa soglia. Più “ciccioni” i maschi che dal 51,2% del 2001 sono passati al 54,8% del 2005. Scendendo per fascia d’età, dal rapporto Istat emerge che gli adolescenti in sovrappeso sono il 24,9 % ma si scopre anche che la tendenza è più diffusa tra i ragazzi. Altro dato che salta all'occhio è il livello considerato "elevato" di inattività del campione che ha caratteristiche abbastanza trasversali: ci si muove meno e male, tanto per usare una sintesi estrema.

ALCOL. Viene consumato dal 52,2% del campione sondato. Ma come sono i gusti degli italiani? La birra è la preferita dal 46,4% degli italiani, mentre il 42,1% preferisce aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori. Nell’arco temporale compreso tra il 2003 e il 2015 i consumatori giornalieri sono passati dal 31,1% al 22,2%. La tendenza all’aumento si registra invece tra i consumatori occasionali di bevande acoliche (da 37,7% a 42,3%) ma anche di chi vi ricorre lontano dai pasti (dal 24,8% al 27,9%).

FUMO. E’ uno dei fattori di maggiore rischio. Dal rapporto Istat emerge che se il ricorso alla sigaretta è diminuito, nei giovani che vivono con genitori fumatori e che a loro volta fumano raggiunge quota il 30,2%, ferma all’11,9 se si parla di figli con genitori non fumatori. Il che significa che i comportamenti degli adulti tra le mura domestiche hanno ricadute dirette sui figli. Dagli anni Ottanta ad oggi, le rilevazioni hanno confermato che l’uso del tabacco è progressivamente diminuito anche grazie alle campagne anti-fumo e alle leggi che impongono il divieto di fumo negli uffici e nei locali pubblici. 
autore / Lucia Bigozzi
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