Omicidio di Ancona, la figlia è complice: per lei 18 anni di carcere e un pianto disperato

27 luglio 2016 ore 8:44, Micaela Del Monte
Fece uccidere la madre e il padre dal fidanzato ed ora dovrà scontare "solo" 18 anni di carcere. E' stato questo il verdetto emanato dal gup Francesca Giaquinto, che l'ha processata con il rito abbreviato, accogliendo la richiesta del pm Giovanna Lebboroni. I coniugi Giacconi vennero uccisi perché si opponevano alla relazione fra i due giovani. La 17enne era stata accusata con l'ex fidanzato Antonio Tagliata di concorso nel duplice omicidio dei genitori, Fabio Giacconi e Roberta Pierini, avvenuto ad Ancona il 7 novembre 2015.

Omicidio di Ancona, la figlia è complice: per lei 18 anni di carcere e un pianto disperato
Secondo l'accusa, la ragazza (che è rinchiusa nel carcere minorile di Nisida a Napoli) è stata complice del delitto: era giunta a casa con l'ex fidanzato, sapeva che la pistola di Tagliata era vera, e lo avrebbe istigato gridandogli di sparare e poi fuggendo con lui. Insomma, per il pm e per il giudice che ha accolto la richiesta dell'accusa è credibile la ricostruzione fornita dal 19enne, che ha confessato di essere l'autore materiale del delitto.

Non hanno convinto il giudice le tesi difensive, quelle di una ragazza "immatura" che colmava il vuoto affettivo instaurando relazioni di "dipendenza". Di un'innocente che non aveva intenzione di sopprimere i genitori. "Tutto ciò non doveva accadere",ha ripetuto spesso ai magistrati. L'incontro tra i fidanzati e i genitori di lei doveva essere solo un chiarimento, ha sostenuto. La pistola? Era convinta che fosse finta come altre che aveva visto a casa di Antonio. E al momento degli spari, ha affermato, non incitò l'ex fidanzato ma anzi rimase impietrita. La fuga con lui? Lo avrebbe fatto solo per paura. Spiegazioni evidentemente ritenute non credibili.

Subito dopo la lettura della sentenza, la ragazza è scoppiata a piangere. Lo hanno riferito i suoi legali, che hanno assistito all'udienza insieme ad alcuni familiari. La 17enne è stata quindi riaccompagnata a Nisida, dove ha iniziato un percorso di recupero assistita da alcuni psicologi.

Ora toccherà ad Antonio, indagato in un procedimento parallelo, essere giudicato. Prima del duplice delitto lasciò in casa dei biglietti in cui confessava tutto, annunciava di volersi uccidere ma anche la fuga, ma poi si presentò con la pistola. Mercoledì il perito dirà se era capace di intendere e di volere quando si avventò contro le vittime, rincorrendo Giacconi fino in terrazza per finirlo.

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