Il "sultano" vuole Gulen: i diktat di Erdogan agli Usa per trattare con Putin

27 luglio 2016 ore 12:35, Americo Mascarucci
Continuano le repressioni del governo turco nei confronti dei presunti responsabili del fallito golpe militare sulla cui autenticità molti insistono nel dubitare.
Un colpo di stato organizzato in maniera maldestra che però è tornato utile al presidente Recep Erdogan per reprimere ancora più duramente il dissenso interno, arrestare numerosi oppositori politici presenti nell'esercito, nella magistratura, nella polizia, nella stampa, per proclamare la necessità di una legislazione d'emergenza e accaparrarsi poteri che la costituzione non gli consentirebbe di avere.
Ma è soprattutto in politica estera che gli effetti del fallito golpe si starebbero vedendo con maggiore chiarezza: una politica estera che appare sempre di più indirizzata a rafforzare i rapporti di cooperazione con la Russia di Putin rompendo l'asse privilegiato con gli Stati Uniti.
Il 'sultano' vuole Gulen: i diktat di Erdogan agli Usa per trattare con Putin
Erdogan accusa gli Usa di garantire protezione all'Imam Fethullah Gülen considerato il principale oppositore del presidente e l'ispiratore del golpe. 

"Qualsiasi sostegno dato a Gülen e alla sua organizzazione terroristica – ha fatto sapere l’ambasciatore Mevlut Cavusoglu
- non corrisponde allo spirito della cooperazione tra la Turchia e gli Stati Uniti. La posizione degli Stati Uniti su questo tema è di vitale importanza e determinerà le future relazioni tra i due alleati strategici. Ci aspettiamo la solidarietà dell'amministrazione americana con la Turchia, suo alleato nella NATO, il divieto dell'organizzazione di Gülen nel Paese e la sua estradizione in Turchia," .
Erdogan sa perfettamente che la sua richiesta difficilmente sarà accolta dagli Usa e forse avere Gulen alla fine gli interessa davvero fino ad un certo punto. Ma la presenza di quest'ultimo in America offre al presidente turco il pretesto migliore e più efficace per "ricattare" Obama e avere le mani libere per trattare con Putin accusando l'America di averlo costretto a cambiare lo scacchiere delle alleanze avendo gli Usa protetto Gulen e il suo tentativo di colpo di stato.
Quel colpo di stato su cui sono sempre meno quelli disposti a credere che possa essere opera di settori dell'Esercito contrari alla svolta islamista impressa da Erdogan al Paese. 
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