Rouen, Magdi Allam: "E' un salto: con sgozzamento del prete l'Europa diventa Medio Oriente. Il Papa? Fuorviante"

27 luglio 2016 ore 12:49, Lucia Bigozzi
Tre concetti-chiave per analizzare in controluce l’attacco nella chiesa di Rouen. Uno: “E’ un salto di qualità: per la prima volta in Europa viene sgozzato un sacerdote in chiesa, mentre recita la messa. Questo trasforma l’Europa in un territorio di guerra simile a quello del Medio Oriente, dell’Africa, dell’Asia dove atrocità simili sono già state perpetrate”. Due: “Prendo atto con sgomento che la reazione del papa è stata una reazione a dir poco fuorviante, perché definire lo sgozzamento di un sacerdote, ovvero di un servitore di Cristo, come una ‘violenza assurda’, significa voler aggirare la realtà e confondere i fedeli. Quanto accaduto non è una ‘violenza assurda’, è un atto di terrorismo islamico perpetrato nei confronti di un sacerdote cristiano conformemente a ciò che prescrive l’Islam”. Tre: “Costruire un fronte più ampio possibile di credenti e non credenti, di cristiani, cattolici, laici, atei, che convergono sulla civiltà che garantisce ed esalta la sacralità della vita di tutti. Mi auguro che la Chiesa faccia parte di questo fronte. Così Magdi Allam, giornalista ed editorialista, nella conversazione con Intelligonews. 

L’attacco in una chiesa cattolica con un prete sgozzato è una novità di cui tenere conto oppure rientra nell’escalation del terrorismo islamico che abbiamo visto finora?

"E’ sicuramente un salto di qualità dove per la prima volta in Europa viene sgozzato un sacerdote in chiesa, mentre recita la messa, e che trasforma l’Europa in un territorio di guerra simile a quello del Medio Oriente, dell’Africa, dell’Asia dove atrocità simili sono già state perpetrate, con chiese incendiate, sacerdoti sgozzati, cristiani massacrati. L’Europa diventa un tutt’uno con quello che è il territorio della guerra santa islamica in un contesto diverso".

Rouen, Magdi Allam: 'E' un salto: con sgozzamento del prete l'Europa diventa Medio Oriente. Il Papa? Fuorviante'
In che senso?

"Mentre in Medio Oriente e in Africa si ha la consapevolezza che si è in guerra, si indica chiaramente il nemico come terrorismo islamico, l’Europa non ha la consapevolezza che siamo in guerra, in Italia Matteo Renzi continua a dire che non dobbiamo neppure usare la parola guerra e che dobbiamo difendere il nostro sistema di vita promuovendo la cultura, così come concretamente non si adottano i provvedimenti necessari a sconfiggere il nemico, tanto è vero che chi ha sgozzato il sacerdote era un terrorista islamico in libertà vigilata che ha perpetrato la sua atrocità proprio nell’orario in cui gli era consentito di lasciare la propria abitazione. E’ un’Europa che si è auto-imposta di non usare la ragione, di non indicare neppure sul piano lessicale la corretta presentazione del nemico, ovvero di non usare la parola terrorismo islamico". 

Enrico Mentana individua una escalation nella simbologia degli attacchi in Europa: prima i luoghi della movida, poi gli stadi, poi la metropolitana, per finire alla chiesa. Gli attentatori saranno anche psicopatici ma scelgono ogni volta un luogo diverso. C’è questo simbolismo secondo lei? 

"Il simbolismo c’è: colpire una chiesa, sgozzare un sacerdote mentre svolge la funzione religiosa, significa voler alzare il livello dello scontro e portarlo nel cuore della cristianità e significa indicare chiaramente che per gli islamici il cristianesimo è miscredenza, un nemico che va eliminato. Vorrei sottolineare al riguardo che i terroristi islamici confermano di non essere dei pazzi, ma di essere proprio quelli che in modo più veritiero ottemperano letteralmente, integralmente a ciò che è scritto nel Corano". 

Oggi nella Chiesa siamo di fronte a due scuole di pensiero: c’è chi sta dalla parte del discorso di Ratisbona di Benedetto XVI, evidenziando che c’è un’immigrazione compatibile e una incompatibile, che così il cristianesimo si suicida e chi, invece, sostiene che l’Islam non è questo e che in fondo si tratta di psicopatici che non vanno elevati al “rango” di terroristi. Lei da che parte sta?

"Intanto prendo atto con sgomento che la reazione del papa è stata una reazione a dir poco fuorviante, perché definire lo sgozzamento di un sacerdote, ovvero di un servitore di Cristo, come una ‘violenza assurda’, sono le sue parole testuali, significa voler aggirare la realtà e confondere i fedeli. Quello che è accaduto, non è una ‘violenza assurda’, è un atto di terrorismo islamico perpetrato nei confronti di un sacerdote cristiano conformemente a ciò che prescrive l’Islam. Per 1400 anni la Chiesa ha sempre condannato l’Islam, questa è la realtà storica della Chiesa. A Ratisbona, Benedetto XVI si è limitato a dire attraverso la testimonianza dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo quella che è una evidenza storica, ovvero che l’Islam si è affermato attraverso una lunga scia di sangue. Quella di Ratzinger è stata un’affermazione ma ancora di più, è la prassi della Chiesa. Io vorrei che oggi la Chiesa recuperasse la propria storia che si fonda sulla incompatibilità tra Islam e Cristianesimo come religioni; le persone, invece, vanno tutte rispettate e cristianamente amate". 

La religione cristiana oggi che ruolo dovrebbe avere visto tutto quello che sta accadendo?

"Siamo di fronte a una guerra scatenata dal terrorismo islamico, ma è anche una guerra che vede partecipi quelli che io definisco i ‘taglialingue’, cioè quelli che dopo ogni strage islamica hanno la faccia tosta, l’ardire di andare in tv o nelle interviste ai quotidiano e dicono ‘l’Islam non c’entra nulla, l’Islam è una religione di pace, dateci le moschee e noi affermeremo in Italia e in Europa l’Islam moderato’. Noi dobbiamo costruire un fronte più ampio possibile di credenti e non credenti, di cristiani, cattolici, laici, atei, laici, che convergono sulla civiltà che garantisce ed esalta la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra le persone, la libertà di scelta. Mi auguro che la Chiesa faccia parte di questo fronte". 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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