L'Europa tecnocratica e senza Dio una polveriera pronta a scoppiare

27 maggio 2015, Americo Mascarucci
L'Europa tecnocratica e senza Dio una polveriera pronta a scoppiare
L’Europa dunque è una polveriera? La zona euro rischia di saltare? Il pericolo come ci stanno spiegando gli analisti più accreditati ci sta tutto, soprattutto se come sembra la Grecia non sarà in grado di far fronte al proprio debito. In più a complicare le cose ci si è messa la vittoria degli euroscettici in Spagna e in Polonia. 

A Madrid è stato eletto un sindaco degli Indignados, movimento politico di estrema sinistra contrario alla globalizzazione e fortemente critico con le politiche europeiste considerate dannose per l’economia degli stati. Matteo Renzi ha dichiarato che uscire dall’euro è impensabile e che l’Europa va rafforzata non indebolita; ma ciò a detta del premier italiano potrà avvenire soltanto mettendo fine alla politica del rigore e dell’austerità che ha dominato in tutti questi anni. 

In una sola parola, basta con la cura Merkel. Insomma sembra che tutti si stiano affettando a chiudere la stalla senza accorgersi che i buoi sono già scappati. Perché in effetti sono anni che si sente ripetere che la politica del rigore, che le cure draconiane imposte dalla Troika agli stati membri della UE, non fanno altro che aumentare il tasso di disoccupazione, causare la crisi delle aziende, far collassare le economie nazionali. 

Eppure nonostante ciò si è andati sempre avanti con la stessa cura, nonostante fosse chiaro a tutti come continuando ad imporre medicine amare, il paziente lungi dal guarire ha sempre più rischiato di tirare le cuoia. 

L’effetto diretto di questo eccessivo rigorismo di marca tutta tedesca, è stato lo sviluppo dei populismi in Europa, piccoli focolai inizialmente contenuti che divampando hanno generato veri e propri incendio difficili da domare. Focolai su cui ha soffiato il vento della protesta, la protesta di chi si è reso conto di come l’ingresso in Europa lungi dall’essere un’opportunità, si è rivelata una sciagura. E questo perché ad un’Europa politica si è preferita un’Europa tecnocratica fondata essenzialmente sul potere delle banche anziché sulle sovranità nazionali.

Che questa Europa fosse priva di anima e di cuore lo si era capito sin da quando decise di ripudiare dalla costituzione le radici cristiane dei popoli, primo passo di un lungo percorso che ha portato a perdere valori fondamentali, primo fra tutti il rispetto della dignità umana. 

Il cristianesimo è stato sempre visto come un nemico, un ostacolo ai progetti di chi ha propugnato un’Europa relativista fondata sui principi della laicità e della multiculturalità, annullando in un sol colpo secoli di tradizioni fondate proprio sulla fede cristiana dei popoli europei. 

Qualcuno forse potrà dire che questo discorso è viziato dal pregiudizio dell’essere cattolici e di non condividere un’idea di Europa basata sul riconoscimento dei diritti individuali, delle cosiddette pulsioni dell’io. In realtà nel momento stesso in cui l’Europa ha scelto di essere paladina dei diritti civili, ad esempio nel campo delle unioni gay, ha dimenticato il primo fondamentale valore che è appunto il rispetto della dignità umana. 

E come può esservi dignità nel momento stesso in cui i diritti dell’uomo vengono posti in secondo piano rispetto alle esigenze del profitto? Come si può pensare che possa funzionare un’Europa in cui gli esseri umani sono trattati come numeri da tagliare? In Grecia, in Spagna in tutti i paesi in cui si è reso necessario l’aiuto delle banche europee per superare la crisi, sono state imposte cure pesanti che hanno portato in modo particolare alla drastica diminuzione dei posti di lavoro specie nel pubblico impiego.  

E questo non significa forse calpestare la dignità umana trattando le persone come mere cifre da ridurre per far quadrare i bilanci secondo le direttive della tecnocrazia europea? Se non c’è lavoro non può esservi dignità, e nel momento in cui per soddisfare esigenze di profitto si arriva a negare alle persone il diritto al lavoro significa aver fallito la ragione stessa dell’essere unione. 
I populismi che tanto spaventano oggi i burocrati della UE sono il prodotto più genuino ed autentico del loro laicismo relativista, nichilista e tecnocratico, quel relativismo che ha fatto carta straccia dei valori etici. 

Ma può esservi etica laddove l’economia anziché essere strumento di sviluppo diventa strumento al servizio degli interessi finanziari?  Ezra Pound amava ripetere che la finanza doveva essere al servizio dell’economia non viceversa, la finanza doveva servire all’economia per produrre lavoro. Una mentalità che è stata purtroppo rovesciata al punto che oggi sono le economie degli stati ad essere assoggettate ai voleri della finanza internazionale. 

La presunzione dell’uomo di fare a meno di Dio ha generato mostri. Lo ripete spesso anche Papa Francesco evidenziando come il dio denaro abbia ormai preso il posto di ogni altro valore universale. Il profitto su tutto e ad ogni costo. Questo è stato l’errore più grosso dell’Europa, aver rinunciato ad essere se stessa, ad avere un’anima ed un cuore. Un’Europa che ora rischia di restare vittima della sua stessa arroganza.
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