Lotta al dolore nella "Giornata del Sollievo": la sfida sono i "trattamenti adeguati"

27 maggio 2016 ore 15:14, Andrea Barcariol
Il 40% delle persone affette da dolore ritiene di non ricevere un trattamento adeguato. Per questo è stato istituita (nel 2001) la Giornata del Sollievo, giunta ormai alla sua XV edizione, che si celebra il 29 maggio. Promossa dal ministero della Salute, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e dalla Fondazione nazionale Gigi Ghirotti (intitolata al nome del giornalista de La Stampa) che da oltre 40 anni è a fianco dei malati di cancro offrendo orientamento, aiuto e supporto psicologico.
Ampio il programma della manifestazione che prevede ben 169 iniziative sparse in tutta Italia: incontri pubblici di sensibilizzazione e informazione; affissione di locandine nelle farmacie per iniziativa di Federfarma; visite gratuite in ambulatori di terapia del dolore; stand di associazioni di volontariato nelle piazze per far conoscere le proprie iniziative pro-sollievo; passeggiate cittadine in bicicletta; convegni e corsi di formazione per operatori sanitari; assegnazione del titolo di “Città del sollievo” a un comune su iniziativa della Fondazione Ghirotti e patrocinio dell'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani); spettacoli in ospedali, animati gratuitamente da personaggi dello spettacolo, ma anche da operatori sanitari che suonano o cantano attribuzione di riconoscimenti a strutture sanitarie distintesi nella umanizzazione delle cure (es. il "Premio Gerbera d'oro" promosso dalla Fondazione Gigi Ghirotti e dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome).

Lotta al dolore nella 'Giornata del Sollievo': la sfida sono i 'trattamenti adeguati'
Una battaglia ancora dura da vincere, perché nonostante una legge all’avanguardia, la “38” del 2010, “ancora oggi il 40% delle persone affette da dolore non riesce ad avere un trattamenti adeguato”, denuncia William Raffaelli, Presidente della Fondazione Isal, in prima linea da sempre in questa battaglia. "Purtroppo in diverse strutture sanitarie religiose – spiega don Vito Piccinonna, responsabile della Città del Benessere di Bitonto - c’è ancora una resistenza culturale alla somministrazione di oppiacei a chi soffre, ma è una visione che va superata, perché il rispetto per la vita e la persona si realizzano anche sconfiggendo il dolore".

 

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