Il pugnale di Tutankhamon era "spaziale". La scoperta made in Italy

27 maggio 2016 ore 8:28, Andrea Barcariol
Il pugnale di Tutankhamon era di orgine meteoritica. Lo ha scoperto un gruppo internazionale di ricercatori coordinati dal Politecnico di Milano. Esposta al Museo Egizio del Cairo, la lama di ferro del pugnale, appartenuto all'antico re Tutankhamon (XIV secolo A.C.), contiene nichel (10 %) e cobalto (0.6%) in concentrazioni tipicamente osservate nelle meteoriti metalliche. La scoperta risolve una questione lungamente dibattuta tra gli studiosi fin dal ritrovamento del pugnale sul corpo della mummia nel 1925 da parte dell'archeologo inglese Howard Carter che scoprì la tomba perfettamente conservata nella valle dei re.
All'origine dello studio, pubblicato sulla rivista Meteoritics and Planetary Science, c'è un'analisi chimica non invasiva eseguita nel dicembre 2014 tramite la tecnica della fluorescenza di raggi-X. La ricerca conferma come gli antichi egizi attribuissero un grande valore al ferro di origine meteoritica, usandolo per la produzione di oggetti preziosi. L'elevata qualità della manifattura della lama del pugnale testimonia inoltre l'alto livello già raggiunto nella lavorazione del ferro all'epoca di Tutankhamon, il faraone 'bambino' che regnò per soli nove anni (1336-1327 a.c.) e morì diciottenne per cause sconosciute, probabilmente assassinato, anche se recenti scoperte e argomentazioni molto discusse sostengono di essere deceduto a casua di un semplice incidente di caccia. Genero ed erede del faraone "eretico" Akhenaton, il suo nome fu cancellato dai monumenti e non avrebbe ottenuto che una nota in calce alle pagine della storia dell'antico Egitto, se non fosse per la sua tomba rimasta inviolata fino al 1922, quando Carter la scoprì. Dei favolosi tesori rinvenuti caoticamente affastellati all'interno dell'ipogeo - la cui catalogazione e la cui rimozione richiesero 4 anni sono esposti 1.700 oggetti.

Il pugnale di Tutankhamon era 'spaziale'. La scoperta made in Italy
 La ricerca è stata condotta all'interno di un progetto bilaterale Italia-Egitto coordinato dal Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano e Fayoum University e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale italiano e dal Ministero della Ricerca Scientifica egiziano. Hanno collaborato con il Politecnico di Milano anche l'Università di Pisa, il Museo Egizio del Cairo, il Cnr, l'Università di Fayoum, il Politecnico di Torino e l'impresa XGLab.



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