Alla ricerca di Dory (con due mamme?) e Adinolfi riattacca: "Non più singolo cartone, lasciate stare i bambini"

27 maggio 2016 ore 12:21, Andrea De Angelis
Parliamo di pochi secondi all'interno di un trailer. Dunque è presto per trarre conclusione. Eppure la notizia fa il giro del web rapidamente e, tra gli altri, anche Repubblica titola: "In Disney debutta una coppia gay". Il motivo? Tre secondi nel nuovo trailer di Alla ricerca di Dory, il sequel del film premio Oscar con protagonista il pesciolino Nemo, per accendere il dibattito: è una famiglia arcobaleno quella che si vede nelle nuove immagini del film di Andrew Stanton e Angus MacLane? Hank, il polipo amico di Dory, al parco sembra imbattersi in una bambina i cui genitori sarebbero due donne. Non più di tre inquadrature, il tweet di Matthew Gottula che si definisce un appassionato di parchi a tema, e in poche ore la notizia fa il giro del mondo. Ma la Disney per ora non commenta, così come non lo fa la doppiatrice di Dory, Ellen DeGeneres, sostenitrice delle battaglie LGBT. IntelligoNews ne ha parlato con il leader del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi...

Dory come Kung Fu Panda? Per ora non c'è niente di ufficiale, ma in rete è già esploso il dibattito come fu, del resto, proprio con l'altro cartoon sul quale lei espresse una posizione molto chiara. 
"Quando ho fatto la denuncia su Kung Fu Panda sono stato preso per matto e ho subito un'aggressione, un linciaggio mediatico anche da Fabio Volo. Evidentemente avevo centrato un punto che attenzione non è il singolo cartone animato, questo o il sequel di Frozen che pare anch'esso poter avere una svolta Lgbt". 

Qual è il problema?
"Quando noi denunciamo l'ideologia gender denunciamo qualcosa che c'è o siamo dei pazzi visionari? A noi sembra, noi moltitudine come Popolo della Famiglia che nel simbolo ha scritto 'no gender nelle scuole', di aver individuato il territorio dell'offensiva dell'ideologia gender. Riguarderà cioè i bambini in tenerissima età. Il panda, il pesciolino, la principessa di Frozen sono diretti a bambini di quattro, cinque anni". 

Anche lei ha una figlia piccola. 
"Mia figlia sa da cosa si è vestita a carnevale? Da principessa di Frozen. Evidentemente c'è un disegno organizzato e iperfinanziato per andare ad intervenire sui bambini. Questo atto necessita o no di una risposta resistenziale? Questo è il punto di domanda e noi, Popolo della Famiglia, sottoponendo quel simbolo e quella scritta 'no gender nelle scuole' agli italiani il 5 giugno abbiamo indicato un territorio. Fabrizio Marrazzo e il Gay Center non volevano questo simbolo perché contenente, questa la motivazione, un messaggio omofobo". 

Che potere hanno i cartoni animati?
"Per me siamo ormai a strumenti di persuasione di massa. Cartoni come questi toccano l'immaginario di centinaia di milioni di bambini. Si può allora chiedere almeno il dibattito, sapendo che non stiamo raccontando che gli asini volano?".

Su Frozen da settimane gira l'hashtag #GiveElsaaGirlfriend, ovvero cercare una fidanzata alla principessa. Si chiede insomma alla Disney di prendere posizione. Voi cosa chiedete alla Disney?
"Conosco bene Frozen, ripeto mia figlia si veste da Elsa. Io non chiedo nulla alla Disney, ma chiedo agli Stati e alla cultura complessiva di un Paese, a questo punto a livello mondiale, di capire chi sta investendo rispetto al mondo Lgbt, quanti soldi stanno investendo e i luoghi dove si decidono queste strategie. Voglio che ci sia un libero dibattito, che la posizione di chi dice che non sta bene che Elsa abbia la fidanzata sia legittima e che lo sia il dibattito stesso. Se un dibattito di questo genere ci viene negato affermando che l'ideologia gender non esiste, che la nostra costruzione è arbitraria e che noi se ne parliamo siamo degli omofobi che vanno messi in galera con la legge Scalfarotto, evidentemente siamo su un territorio che nega alla radice il dibattito. Io non chiedo niente alla Disney, ma voglio costruire un dibattito pubblico in cui la legittimazione delle nostre posizioni deriva da un'osservazione fatta in tempi non sospetti. Quando lo dicevamo su Kung Fu Panda ci davano tutti dei pazzi. Tutti! Indistintamente". 

Cosa vuole dunque sapere?
"Perché questo investimento viene compiuto, da chi e in che modo viene propagandato. Voglio luoghi pubblici di confronto in cui sia legittima la posizione di chi dice di lasciare stare i bambini. Lasciate stare i bambini. Questa è la nostra battaglia, la facciamo da tempo sui media perché abbiamo capito prima di altri quello che stava accadendo. E ora lo facciamo anche in territorio politico presentandoci alle elezioni". 
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