Alla ricerca di Dory (con due mamme?), Giulia Innocenzi: "Dov'è lo scandalo? Adinolfi pensi alla sua lobby"

27 maggio 2016 ore 13:33, Andrea De Angelis
Parliamo di pochi secondi all'interno di un trailer. Dunque è presto per trarne conclusione. Eppure la notizia fa il giro del web rapidamente e, tra gli altri, anche Repubblica titola: "In Disney debutta una coppia gay". Il motivo? Tre secondi nel nuovo trailer di Alla ricerca di Dory, il sequel del film premio Oscar con protagonista il pesciolino Nemo, per accendere il dibattito: è una famiglia arcobaleno quella che si vede nelle nuove immagini del film di Andrew Stanton e Angus MacLane? Hank, il polipo amico di Dory, al parco sembra imbattersi in una bambina i cui genitori sarebbero due donne. Non più di tre inquadrature, il tweet di Matthew Gottula che si definisce un appassionato di parchi a tema, e in poche ore la notizia fa il giro del mondo. Ma la Disney per ora non commenta, così come non lo fa la doppiatrice di Dory, Ellen DeGeneres, sostenitrice delle battaglie LGBT. IntelligoNews ne ha parlato con la giornalista Giulia Innocenzi...

Se davvero la Disney "presentasse" una coppia omogenitoriale, nella fattispecie due mamme, in 'Alla ricerca di Dory' saremmo davanti a che cosa?
"Semplicemente la Disney come ogni industria che racconta la società sta raccontando quello che succede. Dov'è lo scandalo? Anzi bene la Disney che sta al passo con i tempi e può aiutare i figli delle famiglie omogenitoriali. L'unica difficoltà che oggi riscontrano questi bambini è nel giudizio degli altri. Tutti gli studi dimostrano che i bambini di famiglie omogenitoriali hanno lo stesso amore e le stesse attenzioni di quelle eterosessuali. L'unica differenza è il giudizio della società. Se l'industria del cinema riesce a dare il suo contributo affinché anche la società possa accettare la realtà che esiste, questo permetterà ai bambini di vivere sicuramente una vita più serena". 

Lei dice che la Disney fotografa la realtà, altri dicono che la comunità Lgbt finanzia una vera e propria operazione ideologica per portare gender e omogenitorialità nelle nuove generazioni. 
"Certo (ride, ndr), anche il Bilderberg governa il mondo, poi c'è la Trilateral e tutti noi siamo controllati da un grande fratello. Se la vogliamo raccontare così benissimo, ma la storia della lobby gay che governa il mondo mi fa sempre molto ridere. Purtroppo oggi i gay, e non c'è niente da ridere, continuano ad essere picchiati per strada e a subire discriminazioni, anche sul posto di lavoro. Per non parlare dei transessuali. Smettiamo di raccontare barzellette. Adinolfi, che invece risponde alla lobby della Chiesa, ha molti meno problemi e molte più facilitazioni di chi risponde alla fantomatica lobby gay. Tra queste due lobby direi che non ho dubbi su quale sia la più potente, in termini economici, finanziari e di appoggio da parte della politica...".

Alla ricerca di Dory (con due mamme?), Giulia Innocenzi: 'Dov'è lo scandalo? Adinolfi pensi alla sua lobby'
Adinolfi ci ha detto che sua figlia a carnevale si è vestita da Elsa, protagonista di Frozen, per poi scoprire che sui social si chiede alla Disney un Frozen 2 con Elsa fidanzata con una donna. Lei non avrebbe invece problemi a far vedere eventuali simili cartoni ai suoi figli?

"Sì, anzi magari se alle bambine facciamo vedere meno cartoni con le principesse una volta cresciute avranno modelli di uguaglianza di genere un pochino più chiari. Non avranno quelle limitazioni che oggi le donne hanno sul lavoro, purtroppo i modelli maschilisti della società vengono già imposti ai piccoli. Basta vedere i giochi: ai maschietti vengono date costruzioni, mentre alle bambine bambole e principesse. Cominciamo a ragionare su questo che è un discorso molto serio e non se Frozen si fidanza con una donna. Che ben venga". 

Nella nostra intervista Adinolfi contesta il fatto che si dia voce a coloro i quali, come in questo caso lei, approvano simili cartoni, mentre chi come lui li denuncia come pericolosi viene etichettato per matto e omofobo. Chiede dunque un dibattito, un tavolo dove parlarne senza facile etichette. 
"Nessuno sta dando ad Adinolfi l'etichetta di un pazzo, al massimo di un integralista cattolico che difende un modello di società che probabilmente è destinato a scomparire. Dov'è il pericolo che Adinolfi paventa? Ha paura dei gay? Lo dicesse chiaramente. Se ha paura li combattesse a viso aperto, non usasse tutte queste formulette per paventati pericoli che non esistono. Ci sono i gay nella società e l'unica cosa di cui ci dobbiamo preoccupare è che non ci siano discriminazioni. Per questo i modelli culturali, quindi anche cinema e letteratura, devono adeguarsi per far sì che anche l'omosessualità sia vissuta come una cosa naturale qual è". 

Quindi se la invitano a parlare con Adinolfi non gl dà del pazzo e omofobo restando a casa, ma ci parla?
"Sì, se non ho altri impegni...".
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