Confindustria, è già bufera sul neo presidente Boccia per il sì "renziano" al referendum

27 maggio 2016 ore 21:58, Andrea Barcariol
Neanche il tempo di essere felice per essere stato eletto presidente di Confindustria (con l'87% dei voti) che Vincenzo Boccia si trova di trova la prima gatta da pelare: il referendum costituzionale di ottobre. Il sì di Confindustria infatti è diventato subito oggetto di scontro tra le forze politiche. Molto soddisfatti i renziani, "la stragrande maggioranza del Paese è con noi", mentre le opposizioni attaccano l'associazione degli industriali a partire dal Movimento 5 Stelle, mentre il leghista Calderoli si chiede se "Boccia sia diventato portavoce di Renzi?". Critiche anche da Sinistra mentre Berlusconi ribadisce che Renzi rischia di diventare "il padrone" d'Italia. "Ho visto troppa benevolenza nei confronti del governo", sottolinea Toti. Pronta la replica del neo presidente Boccia: «Il dibattito del Paese su chi sta con chi o contro chi non ci appartiene. Non ragioniamo per colori. Approfondiremo  e se saremo convinti appoggeremo le riforme o no, in funzione delle idee che ci faremo».
 
Confindustria, è già bufera sul neo presidente Boccia per il sì 'renziano' al referendum
Il neo presidente di Confindustria, appena eletto, aveva sottolineato il ruolo che l'associazione deve avere proprio rispetto ai partiti: «Una ferma convinzione mi guiderà: Confindustria deve restare no-partisan, e non bipartisan; deve essere equidistante dai partiti ma non dalla politica per partecipare in maniera responsabile alla definizione delle politiche di questo Paese».
Boccia ha scelto Ancona, e l'iniziativa Marketplace Day, per la sua prima uscita pubblica affrontando molti temi: «Piccolo è una condizione da superare» ha esordito, rivolto proprio ad una platea di medio-piccoli e start up: «si nasce piccoli e si diventa grandi, è un fatto naturale». Le piccole imprese «devono diventare medie, le medie grandi, e grandi multinazionali». Un percorso in cui «bisogna avere una cultura finanziaria aperta, aprire i propri capitali anche ai fondi di investimento, avere una cultura della crescita, e non essere orientati solo al mercato domestico, ma anche a quello internazionale».





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