Teorema C…: Grillo urla agli altri, ma parla a i suoi

27 marzo 2013 ore 15:39, Lucia Bigozzi
Teorema C…: Grillo urla agli altri, ma parla a i suoi
C’è un lato A e un lato B del Grillo-pensiero in chiave parlamentare. Da un lato l’ufficiosità del capo che vomita insulta per tenere a bada i suoi; dall’altro i suoi, o alcuni dei suoi, presi da un triplo dilemma ‘appoggio o non appoggio?’; ‘ma non è meglio cambiare stando dentro?’; ‘ se si torna al voto mi ricandidano?’. Domande umane tra i neo-soldatini pentastellati che all’esterno danno (o devono dare) l’immagine di una falange compatta, ma all’interno si pongono più di un perché.
Beppe Grillo dal suo blog irrompe sulla scena politica. Lo fa dopo il no in diretta streaming dei capigruppo Lombardi e Crimi a Bersani, il quale a sua volta (finalmente), ha capito che coi grillini non c’è trippa per gatti e che se avesse continuato così rischiava di star lì “a pettinar le bambole” (per usare la metafora bersaniana), mentre il paese è in emergenza. E infatti, al comico-politico risponde: “Auguri ai salvatori della patria”. I toni di Grillo sono da caterpillar e sotto la soglia della decenza. Si scaglia contro “questi padri puttanieri che chiagnono e fottono. Sono i Bersani, i D’Alema, i Berlusconi, i Cicchitto, i Monti che ci prendono allegramente per il culo ogni giorno con i loro appelli quotidiani per la governabilità”. In realtà il messaggio non è per i destinatari che accusa, bensì per i suoi. E’ già successo alla vigilia del voto per l’elezione del presidente del Senato. Oggi il bis serve a tenere unita e obbediente al diktat la truppa parlamentare, temendo un parziale ‘rompiamo le righe’. Del resto, che un 15 per cento di cittadini-eletti gli potesse girare le spalle una volta a Montecitorio lo aveva già messo in conto all’indomani del voto, ma adesso che Bersani sta per salire al Colle e deve decidere con quali numeri andarci – se quelli di un accordo istituzionale con Pdl-Lega-Scelta Civica sul doppio registro governo-riforme – oppure attraverso un patto non scritto e non detto basato sul sostegno di una pattuglia di grillini (che a quel punto però dovrebbero uscire dal gruppo) a Palazzo Madama, serve rendere chiaro e netto l’ultimatum. E questa volta, pare di capire, non c’è il perdono. Il lato B dei pentastellati sta nel dubbio se obbedire al capo seppure tutti hanno votato no a Bersani come rimarca Crimi quasi a scongiurare lo scongiurabile, e dunque mettersi all’opposizione tout court; oppure se accogliere le istanze degli elettori tra i quali ce ne sono molti che lo hanno fatto perché da dentro si potessero cambiare le cose. E da dentro significa con una responsabilità diretta nella compagine di governo. Gli spifferi in Transatlantico descrivono questo clima e non si esclude l’ipotesi che al momento della fiducia qualcuno possa uscire dall’Aula consentendo così al governo di nascere. Il punto o il rischio, è che le esternazioni di Grillo e il muro contro muro del ticket Crimi-Lombardi possano rivelarsi un boomerang per quei tanti deputati e senatori che sono andati a Roma non solo per le dirette streaming, il giochino dei veti incrociati e la rivendicazione di un governo tutto cinquestelle. Ancora poche ore e si saprà.
autore / Lucia Bigozzi
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