Bersani come Prodi nel 1996

27 marzo 2013 ore 16:11, Fabio Torriero
Bersani come Prodi nel 1996
Preincarico. La logica dei due nastri, dei due registri, dei due binari, ha appunto una “logica”. Anche perché, dal numero due siamo passati al numero tre: Palazzo Chigi-Quirinale-Convenzione per le riforme.
Se Bersani, entro domani, non sbatterà la testa, si salverà grazie ai numeri ancora ballerini. Su questi, come un consumato alchimista, sta concentrandosi sovrapponendo le sue tre “proposte”, per avere in cambio da parte di montiani, Pdl, autonomisti e leghisti dei sì o dei ni. Incrociando abilmente la formazione del governo (con relativa squadra allargata), l’indicazione del prossimo presidente della Repubblica (un moderato) e l’organizzazione di una Costituente (guidata da un esponente super-partes) per cambiare la Carta Costituzionale, cerca di restare protagonista del “cambiamento”. E’ lo schema del 1996, quando il centro-sinistra vittorioso con Prodi, si accontentò di occupare militarmente e ideologicamente il Palazzo, pur avendo vinto di poco (il centro-destra senza la Lega era comunque maggioranza nel Paese, ma non alla Camera e al Senato, a causa dei vizi del Porcellum), concedendo, per equilibrare l’asse politico e istituzionale, ampio spazio a Berlusconi nella Costituente, presieduta poi, da Massimo D’Alema (un esperimento fallito, dopo il patto della Crostata, per l’irrigidimento di Berlusconi). Tutto cambi, quindi, perché nulla cambi: Bersani, in queste ore, sta tentando di varare la sua compagine, un esecutivo con dentro ministri graditi ai montiani, leghisti e altri, con la fortunata formula-Grasso-acchiappa-grillini, che al Senato è riuscita; lasciando al Pdl la partecipazione fattiva alla scelta del capo dello Stato (Amato, Letta, Dini e Rodotà) e la libertà di manovra sui temi costituenti (una Convenzione magari guidata da Alfano, che si occuperà di presidenzialismo, premierato e federalismo). E il Pdl? Diviso tra schema trinario e binario, balbetta tra il sì e il nì (in tv strombazza il no, per alzare strategicamente il tiro), tra la promessa dell’astensione, il volta per volta e la non sfiducia. Manovre da prima Repubblica.
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