Oggi è la Giornata Mondiale del Teatro: Il "messaggio internazionale" di quest'anno

27 marzo 2015, Orietta Giorgio
Oggi è la Giornata Mondiale del Teatro: Il 'messaggio internazionale' di quest'anno
“Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita”
. (Eduardo De Filippo)

Si celebra oggi la Giornata Mondiale del Teatro, creata a Vienna nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell'Istituto Internazionale del Teatro, celebrata dai Centri Nazionali dell'I.T.I. (istituto Internazionale del Teatro) esistenti in un centinaio di Paesi del mondo. 

Ogni anno  "il messaggio internazionale" viene presentato da una personalità del mondo del teatro, o un'altra figura conosciuta per le sue qualità di cuore e di spirito. 

Il messaggio contiene le riflessioni sul tema del Teatro e della Pace tra i popoli, viene tradotto in diverse lingue e letto davanti agli spettatori prima della rappresentazione della sera nei teatri nel mondo intero.  

Jean Cocteau fu l'autore del primo messaggio internazionale nel 1962.

La Giornata Mondiale del Teatro è l’occasione per gli artisti di condividere con il pubblico una certa visione della loro arte e il modo con cui quest'arte può contribuire alla comprensione e alla pace tra i popoli. Quest’anno l’autore del messaggio della Giornata Mondiale del Teatro è il regista polacco Krzysztof Warlikowski (lui porta i suoi attori a raggiungere gli strati più profondi della creatività. E' lui anche che ha creato nuovi modi di mettere in scena Shakespeare). 

Ecco il messaggio integrale 2015 in allegato sul blog.fitateatro.it:

 “I veri maestri del teatro è più facile trovarli lontano dal palcoscenico. E in genere non hanno alcun interesse per il teatro come macchina che replica convenzioni e che riproduce cliché. I veri maestri del teatro cercano la fonte pulsante, le correnti viventi che tendono a oltrepassare le sale di spettacolo e le folle di persone curve a copiare un mondo o un altro. Noi copiamo, invece di creare mondi che si concentrino o che dipendano da un dibattito con il pubblico, dalle emozioni che si gonfiano sotto la superficie. Ma in realtà non vi è nulla che possa rivelare le passioni nascoste meglio del teatro. Il più delle volte mi rivolgo alla prosa per avere una guida. Giorno dopo giorno mi trovo a pensare a scrittori che quasi cento anni fa, hanno descritto profeticamente, ma anche in maniera misurata, il declino degli dei europei, il crepuscolo che ha immerso la nostra civiltà in un buio che deve ancora essere illuminato. Penso a Franz Kafka, Thomas Mann e Marcel Proust. Oggi vorrei anche includere John Maxwell Coetzee in quel gruppo di profeti. Il loro senso comune della inevitabile fine del mondo- non del pianeta, ma del modello delle relazioni umane- e dell’ordine sociale e del suo sconvolgimento, è di grande attualità per noi qui e ora. Per noi che viviamo dopo la fine del mondo. Che viviamo davanti a crimini e conflitti che scoppiano ogni giorno in nuovi luoghi, persino più velocemente di quanto i media onnipresenti non riescano a seguire. Questi incendi diventano rapidamente noiosi e spariscono dalle cronache, per non tornare mai più. E ci sentiamo impotenti, inorriditi e circondati. Non siamo più in grado di innalzare torri, e i muri che ostinatamente costruiamo non ci proteggono da niente – al contrario, essi stessi chiedono una protezione e una cura che consumano gran parte della nostra energia vitale. Non abbiamo più la forza per cercare di intravedere ciò che sta oltre il cancello, al di là del muro. E questo è esattamente il motivo per cui il teatro dovrebbe esistere e il luogo dove dovrebbe cercare la sua forza. Per gettare uno sguardo laddove è vietato guardare. “La leggenda cerca di spiegare ciò che non può essere spiegato. Poiché è radicato nella verità, deve finire nell’inspiegabile “- così Kafka descrive la trasformazione della leggenda di Prometeo. Sento fortemente che le stesse parole dovrebbero descrivere il teatro. Ed è quel tipo di teatro, che è radicato nella verità e che trova la sua fine nell’inspiegabile, che auguro a tutti i suoi lavoratori, quelli sul palco e quelli tra il pubblico, e lo auguro con tutto il mio cuore”. (Krzysztof Warlikowski)

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