Il Qe di Mario Draghi tra ripresa e dubbi degli analisti

27 marzo 2015, Luca Lippi
Il Qe di Mario Draghi tra ripresa e dubbi degli analisti
Seguiamo gli Stati Uniti ma perché seguendo le vicissitudini di un’economia “importante” come quella statunitense, e soprattutto prendendo ad esempio il Paese che del QE ne ha fatto una “religione”, in qualche modo possiamo prevedere il destino dell’Europa e del suo QE.

Superando le considerazioni sui messaggi alla nazione di Obama, i fatti reali dicono che l’ennesimo dato macroeconomico statunitense abbatte inesorabilmente le attese di crescita del PIL Usa. Facciamo notare che la variazione della previsione di crescita del PIL è la sesta consecutiva, in buona sostanza non è più una “previsione” ma un exit poll, e se gli Stati Uniti sono da esempio per il resto del mondo, varrà anche per le “previsioni” europee.

Stavolta a risvegliare i dubbi degli analisti il dato inaspettato è stato il sesto mese consecutivo di calo della spesa per beni durevoli esclusi quelli per la difesa e del settore aereonautico. A questo punto, è divertente ricordare tutte le variazioni e correzioni effettuate nel corso di soli due mesi scarsi; il 2 febbraio la previsione di crescita (primo trimestre) del PIL Usa era 1,9%, a seguire: 2 marzo +1,2%, 5 marzo +1,3%, 6 marzo +1,2%, 10 marzo +1,4%, 12 marzo +0,6%, 13 marzo +0,8%, 16 marzo +0,4%, 17 marzo +0,3%, 23 marzo +0,3%, 24 marzo +0,3%, 25 marzo +0,2%.

Non è uno scherzo: sono esattamente la successione di previsioni della FED Atlanta; curioso notare che Europa e Usa crescerebbero alla stessa velocità (ridotta). Ovviamente la FED inaugura il QE4 (imminente) non si può più parlare di "keynesismo". I banksters americani si stanno convertendo alla MMT e tutti gli altri li seguiranno a ruota.

Detto questo, guardiamo in casa nostra, cioè in Europa e poi in Italia, e lo vogliamo fare con le dichiarazioni di due economisti: Mario Lettieri :“C’è troppa psicologia e poca economia reale nel Quantitative Easing, l’allargamento quantitativo di Mario Draghi. E anche in molti commenti alla politica della Bce”, scrive in una lettera. Mario Lettieri è stato sottosegretario all’Economia nel Governo Prodi II. Ci dice, in sintesi, che il problema vero è capire quanto del denaro che la Bce ha “in stampa” finirà negli investimenti pubblici e privati, e aggiunge che il termometro scelto da draghi per misurarne gli effetti (l’inflazione) è assolutamente inadeguato. Secondo Lettieri lo strumento per misurare gli effetti dell’allentamento monetario deve essere il credito al consumo.

Sembra di diverso avviso il secondo economista, Andrea del Monaco (consulente economico per il Governo Prodi II) ma nella sostanza conferma le opinioni del collega puntualizzando: “QE funzionerà solo se la Banca d’Italia porrà la seguente condizione alle banche: ogni mese vi compro i vostri BTP per 7 miliardi di euro, solo se concederete crediti a tassi dimezzati per 7 miliardi di euro al mese. Solo allora il QE funzionerà e l’imprenditore lucano avrà fidi bancari con tassi dimezzati. Oppure la famiglia pugliese avrà il mutuo per la casa pagando una rata dimezzata rispetto ad oggi”.

Le due opinioni convergono esattamente sul fatto che c’è troppa enfasi per un provvedimento tutto sommato sopravvalutato; concretamente il QE ha senso solo se impatta sull’economia reale, i vincoli sono necessari per cambiare il corso della politica monetaria Europea e anche italiana. Questi vincoli non esistono, e questo determina preoccupazione sul fatto che le banche vogliano realmente reinvestire le plusvalenze per spingere l’economia oppure (come sospettiamo noi) andranno a impiegarle sui mercati azionari avviando un nuovo corso speculativo e alimentando bolle finanziarie simili a quelle statunitensi con l’asfissia totale della classe media riducendola alla mera sopravvivenza.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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