Unioni Civili, Zan (Pd) : "Ora non mollare. Gente come Adinolfi distribuisce crudelmente odio in giro"

27 marzo 2015, Lucia Bigozzi
Unioni Civili, Zan (Pd) : 'Ora non mollare. Gente come Adinolfi distribuisce crudelmente odio in giro'
“Bel risultato, ora avanti perché l’Italia aspetta questa legge da troppi anni”. Così Alessandro Zan parlamentare dem in prima linea per il riconoscimento dei diritti gay, commenta il ddl Cirinnà e ne spiega le peculiarità. Nell'intervista a Intelligonews, esprimer un giudizio netto contro chi si oppone e chiama i cattolici alla mobilitazione. A cominciare da Mario Adinolfi, direttore de La Croce…

Cosa significa il voto sul ddl Cirinnà?

«Sono molto contento perché è un primo passo per portare l’Italia ad essere un Paese pienamente civile e pienamente dentro l’Europa. E’ un fatto assolutamente positivo e sono davvero felice che come per tante altre riforme portate avanti da Renzi e finalizzate a far uscire l’Italia da una crisi morale, economica e anche civile, anche questa rappresenta un tassello importante del percorso di innovazione perché rende la società più giusta e più civile»

Il ddl Cirinnà è stato votato anche dalla maggiorparte dei cattolici anche se alcuni deputati dem sono nettamente contrari. La preoccupa questo dato? 

«Un grande partito come il Pd ha al suo interno una pluralità di vedute e dunque è giusto che vi sia un confronto aperto. Io uscirei dalla definizione ‘cattolici contro laici’, perché il cattolicesimo democratico, cultura importante della nostra storia politica, ha sempre lottato per la difesa della laicità dello Stato e dunque molti cattolici praticanti e non, hanno sposato la proposta di legge con grande convinzione».

Ci sono però due senatori che criticano il ddl Cirinnà. E’ un problema in vista del voto finale?

«Alla riunione dei parlamentari sui diritti civili convocata da Renzi le uniche posizioni non in linea con la maggioranza erano quelle di due senatori ma questo sempre dentro una discussione molto franca, leale, costruttiva. Anche dai senatori che manifestavano perplessità sono venuti contributi secondo me interessanti; dopodichè non bisogna mollare, ma andare avanti perché l’Italia aspetta questa legge da troppi anni».

Alle unioni civili si aggiunge il sì all’adozione ma solo per i figli naturali di uno dei due conviventi. Non le pare una contraddizione che magari può aprire la strada a ‘scorciatoie’?

«Andiamo per ordine. Personalmente sarei per l’estensione del matrimonio egualitario perché il matrimonio, al di là della religione che riguarda i credenti, è un istituto civile regolamentato dal codice dove si sancisce un patto con lo Stato: lo Stato assegna diritti e le persone si assumono la responsabilità dei doveri. Tuttavia, per evitare una contrapposizione ideologica insanabile, si è voluto mediare e costruire un nuovo istituto giuridico per le coppie omosessuali, chiamato Unioni civili, che non è un matrimonio che, come peraltro stabilito dalla Corte Costituzionale, attribuisce alle coppie gay gli stessi diritti delle coppie eterosessuali. Se noi introducessimo unioni civili con diritti di serie B per le coppie gay, la Corte interverrebbe – come nel caso della legge elettorale denominata Porcellum – rilevando disparità di trattamento».

E sul capitolo adozioni?

«Non ci sono. Nel ddl si tutela il bambino o la bambina che già vive in un coppia omogenitoriale, essendo figlio di uno delle due conviventi. Si tratta di una forma di garanzia per il minore che vive all’interno di una coppia dello stesso sesso dove solo uno dei due è il genitore biologico. Faccio un esempio: finora il convivente che non è genitore naturale non può andare a prendere il bambino all’asilo, non può riconoscerlo o assegnargli l’eredità e questo nel percorso genitoriale del bambino rappresenta una vera e propria crudeltà; anche perché in caso di morte del genitore biologico, quel bambino potrebbe essere strappato dall’ambiente in cui ha vissuto. L’estensione della genitorialità anche all’altro compagno o compagna, non è tanto un diritto alla genitorialità quando una tutela del bambino. L’altro aspetto da considerare che nella legge si parla sempre di figlio biologico, quindi non adottato».

A Intelligonews la senatrice Cirinnà ha parlato di riconoscimento delle coppie gay anche come elemento di formazione sociale. Condivide?

«C’è un richiamo preciso e doveroso agli articoli 2 e 3 della Costituzione. L’articolo 3 sancisce il principio di uguaglianza dei cittadini indipendentemente dalla razza, dalla religione e dalle condizioni personale e dunque vieta qualsiasi forma di discriminazione. L’articolo 2 riconosce garantisce i diritti dell’uomo sia come singolo, che nelle formazioni sociali, laddove si manifesta la sua personalità. Come dire: il diritto di un cittadino non lo puoi riconoscere solo come singolo individuo perché ha relazioni, affetti, un progetto di vista e dunque va considerato anche nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Ecco perché la Cirinnà, giustamente, non ha toccato l’articolo 29 della Costituzione, cioè quello relativo al matrimonio, ma si è riferita solo agli articoli 2 e 3, ovvero sui principi fondamentali sanciti dalla Costituzione»

Cosa risponde al direttore de La Croce, Mario Adinolfi, che nell’intervista a Intelligonews sollecita i cattolici della maggioranza ad aprire una crisi di governo?

«Ormai siamo abituati agli estremismi di Adinolfi. Ripeto: i cattolici nel Paese sono gli italiani che hanno votato il referendum per il divorzio e per l’aborto. L’Italia ormai è un Paese moderno che vuole guardare al futuro e non al passato, o peggio, ancora all’odio che gente come Adinolfi distribuisce crudelmente in giro».

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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