Ex pilota confessa a IntelligoNews: "Rigorosissimi test prima. Oggi volano anche con poche ore alle spalle"

27 marzo 2015, Marco Guerra
“Controlli una volta l’anno fino a 40 anni e uno ogni sei mesi dopo i 40, che vengono eseguiti
Ex pilota confessa a IntelligoNews: 'Rigorosissimi test prima. Oggi volano anche con poche ore alle spalle'
presso l'Istituto di Medicina Aerospaziale dell'Aeronautica Militare. Si tratta di visite molto scrupolose sullo stato di salute fisica, a seguito delle quali tanti piloti vengono ‘lasciati a terra’”. Per comprendere quali verifiche si fanno per tenere sotto controllo l’idoneità di un pilota di aviazione civile, IntelligoNews ha sentito l'opinione di un comandante in pensione dell’Alitalia, con quarant’anni di esercizio e oltre 15mila ore di volo alle spalle, che, pur volendo rimanere anonimo, racconta i mutamenti avvenuti nella professione. Il comandante, che attualmente gestisce un gruppo di piloti di una compagnia privata all’estero, racconta di rigorosissimi test fisici sulle funzioni cardiache e respiratorie, correlati all’analisi del sangue e delle urine. Tutto avviene nella stessa giornata e una volta avuti i risultati si passa alla visita finale dal medico, il quale è tenuto anche ad accertarsi dello stato psichico del pilota. 

“Tanti ne ho visti messi a terra ma per le condizioni fisiche – racconta la nostra fonte – mentre stress ed esaurimenti nervosi in realtà erano fattori che venivano tirati in ballo solo dagli stessi piloti quando erano coinvolti in controversie sindacali, ma si tratta di episodi molto rari, perché comunque resta una macchia pesantissima sul curriculum del pilota”. 

La vigilanza sulle condizioni psicologiche è dunque garantita dai colleghi dell’equipaggio come hanno sostenuto diversi esperti in questi giorni? Su questo l’ex comandate dell’Alitalia sembra dissentire: Nessuno si sognerebbe mai di denunciare un collega, in quarant’anni non ho mai sentito di un solo caso di segnalazione alla compagnia di comportamenti sbagliati, fatta da altri piloti”

Ma il punto non è questo secondo l’ex comandate. Tutto sta nella preparazione dell'aviatore che, fino a qualche anno fa, nella fase iniziale della carriera, passava per numerosissime selezioni e scremature che forgiavano anche il carattere e la personalità. I piloti hanno un grande senso d’introspezione che li porta ad avere il massimo controllo su loro stessi”, spiega ad Intelligo il veterano dell’aviazione italiana, “se la sera prima hai avuto problemi con tua moglie, davanti alla cloche sparisce tutto” e se si è stanchi in gergo si dice che “ci si attacca ai numeri, ovvero si seguono le procedure alla lettera e non ci si inventa nulla finché non si porta l’areo a terra”

Ma l’errore è sempre in agguato e per questo sono continui gli addestramenti al simulatore. “Nonostante quarant’anni di servizio – racconta ancora il nostro testimone mi è capitato recentemente di avere una depressurizzazione esplosiva durante un volo al simulatore, ho controllato la situazione di rischio seguendo il protocollo. In questi casi si riesce ad atterrare anche con il fumo in cabina. Per questo è importante continuare ad esercitarsi”

Ma in quattro decenni di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta e il confronto con alcuni piloti delle nuove generazioni sembra impietoso. L’ex comandante racconta infatti che si arrivava e si arriva in Alitalia dopo almeno 5000 ore di volo (Lubitz ne aveva appena 630, ndr) in compagnie private, oppure passando per “l’eccellente” scuola della compagnia di stanza ad Alghero. Inoltre, circa l’80 percento dei piloti veniva dall’aeronautica militare, dove era già stata operata una rigidissima scrematura che eliminava tanti elementi non idonei anche dal punto di vista psicologico.

“L’ambiente era molto selettivo, si passava per un addestramento e una preparazione di tipo militare e per esempio non ho mai incontrato un collega omosessuale ai tempi – almeno dichiarato -, perché non avrebbe potuto reggere a tutte le pressioni di questo ambiente”

“Soprattutto in Italia si faceva tanta gavetta e ci si spaccava le ossa prima di arrivare a pilotare un aereo di linea – aggiunge il pilota in anonimato – ora invece molte compagnie low cost prendono i ragazzi appena usciti dalle scuole di volo nei Paesi anglosassoni, li formano e li mettono alla guida di un aeromobile con poche centinaia di ore di volo alle spalle. Se hai più di mille ore di volo nemmeno ti fanno accedere al corso di formazione, la politica di queste compagnie è prendere piloti che partono quasi da zero”.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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