Lo Zar fa la spesa. Gli affari di Putin a Roma...

27 novembre 2013 ore 13:33, intelligo
Lo Zar fa la spesa. Gli affari di Putin a Roma...
di Andrea Marcigliano   Ci sarà anche la crisi, e le associazioni dei commercianti preoccupate per la flessione delle vendite, eppure vi è qualcuno che, proprio in forza dell’attuale situazione,  è venuto in queste ultime ore in Italia per anticipare i suoi acquisti di Natale... Infatti, il Presidente russo Vladimir Putin, nel suo fulmineo tour fra Roma e Trieste, non ha solo avuto importanti incontri istituzionali – Papa Francesco, Napolitano, Letta – ed extra-istituzionali – Prodi, Berlusconi... – ma ha, per così dire, fatto la spesa. Portando a casa, oltre agli accordi politici, una serie di accordi commerciali e finanziari. Accordi che aprono le porte a massicci investimento del Fondo Sovrano russo, il Russian Direct Investment Found (Rdif), in vari, e diversificati, settori dell’economia italiana. Non investimenti episodici – anche se presi individualmente potrebbero dare questa impressione – simili ai tanti che, da tempo ormai, stanno facendo in Italia altri Fondi Sovrani, in particolare quelli dei Paesi del Golfo, bensì un vero e proprio intervento sistemico, che vede la Federazione Russa entrare massicciamente nel “sistema Italia”, instaurando una partnership che sarebbe miope considerare meramente economica. Tant’è vero che, per siglare questi accordi, si è mosso lo Zar Vlad in persona. Accordi che, dunque, vanno letti in controluce, cercando di decifrare dove possano mirare al di là della lettera dei contratti siglati nelle ultime ore. Perché è evidente che Putin non si sarebbe mosso per ratificare una semplice partnership commerciale atta a sostenere e rafforzare – con l’investimento previsto di un miliardo di euro – le aziende italiane che operano in Russia e quelle russe che operano in Italia... Certo, un miliardo è pur sempre un miliardo – e di altre consimili cifre si è parlato a margine di altri accordi siglati a Trieste – ma per il Signore che, attraverso Gazprom e consociate, domina parte consistente del mercato mondiale del gas, ed anzi sta tessendo da anni una sorta di OPEC del Gas a guida moscovita, si tratta comunque di quisquilie pinzillacchere. Roba che poteva venire a firmare un qualche manager dell’Azienda di Stato del gas russo, o al massimo un qualche ministro, o vice-ministro responsabile del settore industriale... No, se Putin in persona si è mosso e speso le ragioni non possono essere che altre. E se anche, in sostanza, la vera lista della spesa dello Zar non è ancora pubblica, alcune cose le possiamo leggere fra le righe, soprattutto basandoci su certi “incontri privati” che hanno contrassegnato queste Vacanze Romane del leader russo. Soprattutto due incontri: quello con Berlusconi e quello con Prodi. Certo, Vladimir ed il Cavaliere sono vecchi amici, secondo le malelingue anche compagni di bisboccia, ed il russo è uomo fedele agli amici, virtù rara in politica, anche nei momenti in cui questi versano in situazioni difficili. Tuttavia è abbastanza difficile credere che, nel pranzo a Palazzo Grazioli, si sia parlato solo delle disgrazie del Cavaliere, del pool di Milano, di Ruby Rubacuori ecc... Più facile che sul tavolo vi fossero ben altre questioni. Due soprattutto. La prima, con ogni probabilità, riguarda la vendita dell’Alitalia. Già anni or sono, Berlusconi, premier, aveva pensato ad un accordo con la compagnia di bandiera russa, l’Aeroflot, tramontato rapidamente per una pluralità di ragioni finanziarie ed ostacoli politici. Oggi, però, con Alitalia in svendita fallimentare e il Governo Letta in serie difficoltà ad accettare i pesanti diktat di Airfrance, la prospettiva dell’ingresso dei russi nella nostra compagnia di bandiera si sta facendo sempre più concreto. Sui grandi Media, certo, se ne parla ben poco...ma proprio per questo sarebbe il caso di rizzare le orecchie. Per Putin, acquisire quote della decotta Alitalia rivestirebbe un interesse strategico, permettendogli in sostanza di controllare, e usare come basi per la sua Aeroflot, due Hub internazionali come Milano-Malpensa e Fiumicino. Entrambi in posizione chiave, il primo rispetto all’Europa centro-occidentale, il secondo del Mediterraneo. La vera chicca di cui Putin, però, era in cerca a Roma – e di cui certo avrà parlato anche con l’amico Silvio – è l’ENI. E qesto spiega l’incontro con Romano Prodi, nonché l’annunciato nuovo ruolo del professore come Consigliere dello stesso Putin nell’organizzazione del G8 di Sochi previsto per il prossimo Giugno. Prodi ha sempre mantenuto stretti rapporti con gli ambienti di vertice dell’ENI e continua a rivestire ruoli ufficiosi di notevole importanza in ambiti connessi con la nostra azienda del gas. Ha uomini suoi in gangli vitali del sistema, e, soprattutto, autorevole voce in capitolo. Ed ora che il Governo del suo antico “pupillo” Enrico Letta ha deciso di vendere una quota, intorno al 3% dell’ENI, è ovvio che l’opinione del Professore su a chi vendere finirà con il pesare molto. Di qui la visita amicale di Putin, che con una quota dell’ENI finirebbe quasi con il completare il mosaico del potere russo sul sistema del gas mondiale. Di qui, probabilmente, anche gli attacchi di cui Prodi è stato oggetto nelle ultime ore, guarda caso proprio per il suo ruolo “a margine” dell’industria estrattiva e, soprattutto, i suoi rapporti con il Kazakhstan. Dove l’ENI controlla una quota fondamentale dell’immenso (potenzialmente) nuovo giacimento di Kashagan. Ma questa è un’altra storia, su cui converrà soffermarsi, con calma, nel prossimo futuro.
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