L’Ue boccia la Stabilità, e neanche per i migranti l'Italia è attrattiva

27 novembre 2015 ore 13:23, Luca Lippi
L’Ue boccia la Stabilità, e neanche per i migranti l'Italia è attrattiva
Secondo la Commissione europea, l'economia italiana continua ad avere una serie di indicatori sotto la "soglia indicativa" che Bruxelles ritiene si debba raggiungere per uscire dalla situazione di "squilibri macroeconomici eccessivi". Quindi i “gufi” devono aver migrato, prima erano all’interno del Pd, poi nella maggioranza, di seguito appollaiatisi sui rami dell’opposizione (responsabile?) e infine hanno trovato conforto nella blindatissima Bruxelles. Invero non siamo i soli a essere finiti sotto la lente della Commissione Europea, ci sono altri 17 Paesi, ora sarebbe da capire qual è la nostra posizione in questa particolare classifica.  Il commissario per gli Affari economici, Pierre Moscovici (che è il vero manovratore in seno alla Ue), nel corso della conferenza stampa ha dichiarato che l'esecutivo comunitario si è dato tempo per prendere una decisione sulla Legge di stabilità italiana, perché "riteniamo possa essere a rischio di conformità con il patto di stabilità e crescita, nonostante le riforme ambiziose, che accogliamo con favore. Ci siamo dati appuntamento a febbraio per effettuare un'altra analisi e vedere se l'Italia possa beneficiare della flessibilità e in che misura". A questo punto il Governo italiano dovrà entrare nel nuovo anno senza uno 0,2% di flessibilità (invero ridotto a 0,1% forse) quindi provvedendo a mettere le mani in tasca ai cittadini non potendo andare in deficit, non è una minaccia, è una probabilità e anche piuttosto elevata. 
I rischi rilevati: La Commissione Ue apre un focus specifico sulle debolezze dell'Italia, soprattutto la perdita di quote di mercato, il debito pubblico, il livello della disoccupazione complessiva, l'aumento della disoccupazione giovanile di lungo termine. L'attivo commerciale è aumentato nel 2014 “aiutando a ridurre la posizione negativa netta degli investimenti internazionali, guidato all'espansione delle esportazioni e alla debole domanda interna” tuttavia non è stato sufficiente a imprimere una spinta per dare consistenza ai dati macroeconomici. Bruxelles segnala che le quote di mercato hanno “riguadagnato qualcosa grazie all'aumento contenuto dei costi” però, il calo della produttività del lavoro e il contesto economico generale hanno reso inutile il recupero. La situazione generale è che il debito pubblico è aumentato “trainato dalla crescita negativa reale e dalla bassa inflazione”, anche se il governo ha indicato tra le stime un calo del rapporto tra debito e pil a partire dal 2016 questo non rassicura Bruxelles che continua a non riporre fiducia totale sulla metodologia di previsione. La debolezza dell'economia, prosegue la Commissione europea, è dimostrata anche dal calo della quota di investimenti in rapporto al Pil, guidata parzialmente dall'ulteriore contrazione del credito, in un contesto generale simile l’Italia è l’unico Paese europeo in cui la situazione ha continuato a peggiorare nella maggior parte del 2014. Stabili gli indicatori su povertà ed esclusione sociale “anche se preoccupano i loro alti livelli”. 

La conclusione è che questo quadro, caratterizzato da “prospettive di crescita e di miglioramenti nella competitività piuttosto fragili rende più difficile ridurre l'indebitamento pubblico”, ma questo lo scriviamo anche noi da diversi mesi, e ieri lo ha confermato anche Confindustria. Mosovici è stato piuttosto chiaro, nessuna decisione adesso per quanto riguarda la legge di Stabilità, perchè “riteniamo possa essere a rischio di conformità con il patto di stabilità e crescita, nonostante le riforme ambiziose, che accogliamo con favore, e la ripresa” registrata nel Paese. In buona sostanza l’Ue è piuttosto confusa, la Legge di stabilità è stata stravolta nel suo impianto originale, i conti non tornano più neanche ai tecnici del ministero dell’economia. È aumentato il costo dell’immigrazione e lo 0,2% di flessibilità non esiste e se ci sarà non è più dello0,1%; Moscovici sta mettendo in serio dubbio anche questo
visto che l'Italia ha anche chiesto di avvalersi della possibilità di tener fuori dal calcolo di debito e deficit le spese per le riforme, gli investimenti e la gestione della crisi rifugiati, “ci siamo dati appuntamento a febbraio per effettuare un'altra analisi e vedere se l'Italia possa beneficiare della flessibilità e in che misura”, è chiara la posizione. Nel mirino c'è anche la Germania per l'eccesso di attivo commerciale mentre Francia e Belgio hanno problemi di debito, scarsa crescita e bassa produttività esattamente come l'Italia. L’osservatorio della Ue fa riflettere anche su un altro aspetto, l’Italia non è più attrattiva e la dimostrazione è il calo degli immigrati mentre aumentano gli italiani che si trasferiscono all'estero. Il dato emerge da un rapporto Istat sulle migrazioni nel quale si legge che nel 2014 la crescita della popolazione residente si è fermata ad appena 13 mila unità. Il saldo migratorio positivo con l'estero (+141 mila) è riuscito ancora a compensare un saldo naturale largamente negativo (-96 mila). L'Istat dice che non è solo calo delle nascite, ma perdità di attrattività del Paese nei confronti dei migranti internazionali. Le immigrazioni negli ultimi cinque anni si sono ridotte del 38%, passando da 448mila unità del 2010 a 278mila nel 2014 contro le emigrazioni invece che sono raddoppiate, passando da 67mila a 136mila unità. Il saldo migratorio netto con l'estero, pari a 141mila unità, registra il valore più basso degli ultimi otto anni.

autore / Luca Lippi
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