Gender, Generazione Famiglia: "Cara Giannini ti scrivo: perché i nostri figli a casa il 4 dicembre"

27 novembre 2015 ore 13:26, Marta Moriconi
Gender, Generazione Famiglia: 'Cara Giannini ti scrivo: perché i nostri figli a casa il 4 dicembre'
E' la prima azione pubblica di Generazione Famiglia (già Manif Pour Tous Italia) dopo l'evento del 17 ottobre. Cos'è la Giornata Nazionale per il Diritto di Priorità Educativa del prossimo 4 dicembre? Perché se ne sentiva il bisogno? Risponde a IntelligoNews, il portavoce Filippo Savarese che ribadisce il diritto prioritario della famiglia di scegliere l’impostazione generale dell’educazione dei proprio figli e spiega come i genitori potranno attivarsi per far sentire la propria voce.

Allora, è notizia di oggi che nel milanese un'altra scuola avrebbe deciso di togliere il crocifisso per una sorta di rispetto laico. Eppure per voi il gender non incontrerebbe le stesse difficoltà in ambito scolastico. Ma chi paga? 

«Le famiglie, soprattutto per quanto riguarda l’ideologia gender, i progetti sulla sessualità e sull’affettività ideologici che rischiano di essere insegnati ai nostri figli: alcuni sono convinti che si può essere uomini o donne o altro, a seconda delle emozioni. Eppure le proteste delle famiglie sono sempre più frequenti. E' molto grave». 

A proposito di gender, in questo momento non se ne sta parlando troppo. Ma su twitter si discute del corso di aggiornamento professionale giornalistico su orientamenti sessuali e identità di genere nei media, invece Generazione Famiglia cosa sta organizzando?

«Ognuno fa quello che vuole, tranne chi la pensa come noi. Il problema sorge quando nelle scuole si educano i figli degli altri. Abbiamo chiesto al ministero di interessarsene. E per questo abbiamo organizzato una manifestazione lo scorso 17 ottobre e ne faremo un’altra il 4 dicembre, una giornata nazionale per i diritti della famiglia, in cui i genitori potranno fare due semplici, ma importanti azioni se lo riterranno: un’assenza simbolica dei propri figli a scuola per far arrivare l’eco al ministero e l’invio massiccio di una lettera che può essere scaricata dal sito 
www.generazionefamiglia.it. Speriamo che ne arrivino a migliaia e che il ministero riceva i referenti delle famiglie semplicemente per ascoltarli direttamente sul tema gender».

Il ministro Giannini ha parlato di “truffa culturale” minacciando azioni legali per chi continua a parlare di teoria gender. L’iniziativa del 4 dicembre, in questo senso, può mettere in difficoltà le famiglie?

«Le famiglie non rischiano nulla, inviare una lettera non è un reato, può darsi che Generazione Famiglia rischi qualcosa, pare che l’Avvocatura dello Stato sarebbe già stata contattata dal Ministero per capire se la nostra attività di informazione impatta o meno sul regolare svolgimento dell'attività scolastica. Magari il ministero ci portasse in tribunale, perché sarebbe un luogo dove poter dimostrare pubblicamente, quello che ci mandano. Sarebbe un esito tragicomico per tutti comunque, noi chiediamo che il ministro ci riceva e ascolti di persona il disagio di migliaia di famiglie che rischiano di perdere il controllo sull’educazione morale, sessuale e affettiva dei loro figli». 

Voi avete contatti con le famiglie che avvertono realmente questo problema e che vi inviano lettere. Ci sono anche casi concreti?  

«Il 20 giugno una piazza da un milione di persone si è riempita in due settimane su questo problema, davanti a un cartellone enorme con scritto “Stop gender nelle scuole”. Abbiamo decine di casi pratici che abbiamo già anche rigirato al ministero, ma ancora non siamo stati ascoltati».

Quindi sareste disposti a un semplice incontro per parlare di questi presunti casi con il ministro Giannini?

«Assolutamente sì, noi chiediamo un incontro ufficiale con il ministro che deve avere la responsabilità politica e istituzionale di rispondere a un movimento di popolo che non ha paragoni in termini di quantità con nessuna altra realtà accreditata dal ministero».

Chi sarà con voi il 4 dicembre?

«Entro il 4 dicembre bisogna inviare una lettera per aderire, lo hanno già fatto l’associazione Pro Vita Onlus, Giuristi per la vita e Voglio la mamma».
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