La Francia ricorda i morti di Parigi. Ma i familiari di una vittima contestano Hollande

27 novembre 2015 ore 19:16, Adriano Scianca
La Francia ricorda i morti di Parigi. Ma i familiari di una vittima contestano Hollande
È stato il giorno del dolore, oggi, in Francia. Il presidente François Hollande ha presieduto l'omaggio alle 130 vittime delle stragi di Parigi, i cui nomi sono stati letti uno a uno. Alla Francia "colpita al cuore", il capo dell'Eliseo ha promesso "solennemente" che distruggerà "l'esercito di fanatici" dell'Isis. "Non cederemo né alla paura né all'odio", ha assicurato Hollande, unico oratore dinanzi alle circa 2mila persone (tra i quali anche diversi feriti e i familiari di molte delle vittime), raccolte nei cortili d'onore del palazzo des Invalides. "È stato un atto di guerra organizzato lontano ed eseguito con freddezza in nome di una causa folle e di un Dio tradito", ha insistito Hollande. Senza mai nominare l'Isis, ha identificato il nemico nel "fanatismo che vuole sottomettere l'uomo a un ordine umano, all'oscurantismo". 

Non tutte le famiglie, tuttavia, si sono strette attorno alle istituzioni. Emmanuelle Prévost, sorella di François-Xavier, ucciso al Bataclan, ha aperto una pagina Facebook per ricordare il fratello e lanciare il boicottaggio delle celebrazioni ufficiali: “Grazie signor presidente, signori politici, ma le vostre mani tese, il vostro omaggio, non li vogliamo e anzi vi consideriamo come parte responsabile di ciò che ci è accaduto! È prima che bisognava agire”, scrive la donna in un appello diffuso su Facebook. 

Dopo gli attentati di Charlie Hebdo, spiega ancora la donna, “niente è stato fatto. Se dei testi di legge sono stati votati, alcun decreto di concreta applicazione è stato ancora pubblicato. Dieci mesi dopo, gli stessi uomini sono in grado di ricominciare”. La donna si meraviglia anche del fatto che “in Francia è possibile essere legati con una rete terroristica, viaggiare in Siria e tornare, liberamente”, oppure del fatto che delle persone classificate dallo Stato come sospette “circolano liberamente, prendono qualsiasi mezzo di locomozione (penso all’attentato sul Tgv dello scorso 21 agosto), affittano delle auto (le macchine utilizzate il 13 novembre erano state semplicemente affittate), lavorano al nostro fianco (faccio allusione a uno degli impiegati nel trasporto pubblico)”. 

Emmanuelle Prévost è indignata anche “perché in Francia 89 moschee sono classificate come radicali, il che significa che esse fanno appello all’odio. Perché si sono dovuti attendere gli avvenimenti tragici del 13 novembre affinché si ponesse la questione del loro scioglimento”.
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