Il Papa Francesco "che piace" sconfessa alcune tesi del sinodo?

27 ottobre 2014 ore 11:05, Americo Mascarucci
Il Papa Francesco 'che piace' sconfessa alcune tesi del sinodo?
Diciamolo chiaramente, questo è il papa Francesco che piace, il Papa che come fece ad Assisi un anno trova la forza di denunciare la “cultura del provvisorio” ossia la convinzione ormai consolidata che nella vita non esista più nulla di stabile e di sicuro; e l’istituto della famiglia, come Bergoglio stesso ha ammesso nell’incontro con il movimento apostolico “Schoenstatt” in occasione del centenario della fondazione, avvenuta in Germania nell’ottobre 1914 per volontà di padre Giuseppe Kentenich, è quello che più ne risente. Il Pontefice ha invitato tutti a riflettere sulla realtà contemporanea, “una realtà in cui viene svalutato il sacramento del matrimonio: si assiste – ha denunciato - alla riduzione del sacramento ad un rito, si fa del sacramento un fatto sociale, il sociale copre la cosa fondamentale, che è l’unione intima con Dio”: “Quello che stanno proponendo non è un matrimonio, è un'associazione- ha gridato il Papa nell’aula Paolo VI - ma non è matrimonio! E’ necessario dire cose molto chiare e questo dobbiamo dirlo! La pastorale aiuta, ma è necessario che sia ‘corpo a corpo’, deve accompagnare e questo significa anche perdere il tempo. Il grande maestro del perdere il tempo è Gesù! Ha perso il tempo accompagnando, per far maturare la coscienza, per curare le ferite, per insegnare… Accompagnare è fare un cammino insieme”. Il Santo Padre, riporta il quotidiano Avvenire, ha sollecitato quindi per i fidanzati una preparazione approfondita al matrimonio, un accompagnamento, per capire il reale significato di quel “per sempre” che oggi viene messo in discussione dalla “cultura del provvisorio”, senza “scandalizzarsi” di ciò che avviene, i “drammi familiari, la distruzione delle famiglie, i bambini” che soffrono per i disaccordi dei genitori, ma anche le nuove convivenze: “Sono nuove forme – le ha definite il Papa - totalmente distruttive e limitative della grandezza dell’amore del matrimonio. Ci sono tante convivenze e separazioni e divorzi: per questo la chiave di come aiutare è ‘corpo a corpo’, accompagnando e non facendo proselitismo, perché questo non porta a risultati: accompagnare, con pazienza”. A leggere queste dichiarazioni sembra quasi di assistere ad una sconfessione a 360 gradi delle tesi scaturite dall’ultimo sinodo sulla famiglia, laddove è sembrato passare un messaggio diametralmente opposto, ossia che il matrimonio ormai è superato e che la Chiesa deve adeguarsi a nuove e moderne forme di unione familiare. Quando il vescovo Domenico Mogavero arriva a sostenere la necessità di prendere atto che “oggi il matrimonio non è più quello di una volta” dice una cosa che a quanto pare è in disaccordo con le convinzioni di papa Francesco. Perché nel momento stesso in cui si vanno a riconoscere altre e diverse forme di unione non fondate sul matrimonio, come ad esempio le coppie di fatto, non si fa altro che alimentare quella “cultura del provvisorio” denunciata da Francesco. Cosa c’è di più provvisorio di un’unione che non è regolata né dal punto di vista giuridico, né da quello religioso? E allora, cosa c’entra ciò che ha dichiarato il Papa in questa occasione, con le discussioni estenuanti che si sono fatte nel sinodo su tanti argomenti che in prima battuta non sembrano aiutare affatto la famiglia e anzi rischiano di sradicarla del tutto? Papa Francesco, stando al resoconto di Avvenire, ha poi parlato dell’esigenza di un rinnovamento, ma è sembrato riferirsi più ad un rinnovamento dei cuori. E qui naturalmente torna in gioco la misericordia “per tutti” (e guai se non fosse cosi) ma non “di tutti”, nel senso che per riceverla, i cuori devono essere rinnovati e predisposti alla misericordia. Perché, nessuna medicina può risultare efficace se da parte del malato non c’è realmente la volontà, il desiderio e la forza di curarsi. Chi potrebbe non essere d’accordo con questi principi? Leggere certe dichiarazioni a pochi giorni dalla chiusura di quel sinodo tanto combattuto quanto contrastato, rischia di ingenerare tanta confusione in chi condivide in toto le parole del Papa e poi vede certi principi messi in discussione da un eccesso di progressismo, tipico dei più stretti collaboratori del Pontefice. Perché ciò che è emerso dal sinodo è proprio il rischio, non di combattere bensì di alimentare la cultura del provvisorio, “normalizzando” tutto e lasciando quasi intendere che l’amore fra due persone sia più importante della sacralità del matrimonio. Ma se non c’è amore per Dio in un’unione consacrata davanti all’altare, come può nascere questo amore per Dio in una coppia che il matrimonio lo rifiuta sul principio? Domande che stanno disorientando tanti cristiani e alle quali si spera lo Spirito Santo possa dare risposte, illuminando la mente e i cuori di chi è chiamato a fornirle.
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