Semeraro vieta di dire messa ai lefebvriani. E rischiano la scomunica anche i laici

27 ottobre 2014 ore 18:28, intelligo
Semeraro vieta di dire messa ai lefebvriani. E rischiano la scomunica anche i laici
I 'discepoli' del tradizionalista vescovo francese non piacerebbero per nulla a Papa Francesco. Secondo L'Espresso, che riporta la notizia, uno dei suoi fedelissimi avrebbe infatti "vietato loro di celebrare messa e amministrare i sacramenti. E chi li segue rischia la scomunica". 
E' Ignazio La Rocca a scrivere oggi di "nuove 'bastonate' di Papa Francesco, il pastore della misericordia e del perdono, ma non solo". Papa Francesco si era discostato dalla linea del suo predecessore già con la decisione che aveva riguardato i Frati dell'Immacolata. Papa Ratzinger, come infatti scriveva Magister il 29-7-2013, aveva liberalizzato la celebrazione della messa in rito antico come forma "straordinaria" del rito moderno, con il motu proprio "Summorum pontificum" del 7 luglio (Benedetto XVI liberalizza il rito antico della messa. E spiega perché).  Era seguita l'istruzione "Universæ ecclesiæ" del 13 maggio 2011. Ma questo non impedì che un decreto, approvato proprio da Papa Francesco, insediasse un commissario apostolico – nella persona del cappuccino Fidenzio Volpi – alla testa di tutte le comunità della congregazione dei Frati Francescani dell'Immacolata, contraddicendo le disposizioni date dal suo predecessore. Ora sarebbe la volta dei lefebvriani? Pare proprio di sì anche se il caso è diverso. E prende le mosse dalla volontà di un fedelissimo di Bergoglio, monsignor Marcello Semeraro, che avrebbe vietato ai lefebvriani di celebrare Messe e impartire sacramenti (battesimi, prime comunioni, cresime, matrimoni...) come se fossero incardinati nella Chiesa cattolica universale. Veto che ricade anche sui fedeli cattolici che, "magari in buona fede, assistono alle celebrazioni e ricevono i sacramenti dagli stessi sacerdoti lefebvriani, correndo il rischio – ammonisce il presule – di trovarsi automaticamente nella situazione di scomunicati", è quanto riporta La Rocca oggi. E c'è un decreto ad hoc (Notificazione) firmato da monsignor Semeraro, che oltre che un noto teologo è anche il presidente della Nuova Editoriale Italiana, la società editrice dell'Avvenire, noto quotidiano cattolico, e segretario della commissione cardinalizia C9 istituita dal pontefice col compito di studiare tempi e modi per ridare agli organismi della Chiesa cattolica, a partire dalla Curia vaticana. Monsignor Semeraro avrebbe inviato la sua Notificazione alla Fraternità S.Pio X che ha sede proprio nella diocesi di Albano di cui lui è vescovo. E questo anche se – il vescovo proprio lo sottolinea – Benedetto XVI, “accogliendo benignamente le richieste del priore generale della Fraternità”, il 21 gennaio 2009 ha revocato le scomuniche ai quattro vescovi lefebvriani, specificando però nella lettera ai vescovi del giugno 2009 che la stessa Fraternità “non ha alcuno stato canonico nella Chiesa e i suoi ministri, anche se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica, non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa”. Evidentemente per qualcuno le disposizioni sono state disattese dai 5mila lefebvriani in Italia, colpevole probabilmente il famoso funerale al capitano delle SS Priebke.   A questo punto "è bene che i sacerdoti lefebvriani non continuino a presentarsi in pubblico come membri del clero della Chiesa italiana – riferisce il segretario della Commissione cardinalizia C9 e riporta L'Espresso -, assumendo ruoli ed atteggiamenti illeciti che alla lunga potranno compromettere le già difficili trattative in corso tra il Vaticano e i capi della Fraternità per il ripristino di eventuali futuri rapporti sul piano ecclesiale e in totale obbedienza al Papa". Per il resto si vedrà.
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