Le Regioni non si toccano, il nodo ricollocamenti dà l'assist al Governo

27 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Le Regioni non si toccano, il nodo ricollocamenti dà l'assist al Governo
Deborah Serracchiani, governatore del Friuli Venezia Giulia e vicesegretario nazionale del Partito Democratico è intervenuta in merito alla proposta di ridurre le Regioni attraverso accorpamento.  

Proposta che per altro parte da una dura valutazione politica proprio sul ruolo delle istituzioni regionali accusate di aumentare gli sprechi e di moltiplicare i centri di spesa. 
"Chi ha seguito i lavori parlamentari sa che sono stati ritirati tutti gli emendamenti che avevano ad oggetto iniziative sulle Regioni – ha spiegato la Serracchiani che contesta anche nel merito, da addetta ai lavori, gli attacchi politici nei confronti delle Regioni - “al di là delle parole sono i fatti a parlare. Intanto, se il tema è la giusta necessità di offrire servizi migliori a costi inferiori, già ora le Regioni sono in grado di stipulare accordi per ottenere questo risultato in base all’ottavo comma dell’articolo 117 che già ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche attraverso l’ individuazione di organi comuni. Inoltre, con la riforma del titolo V – aggiunge ancora - si semplificano e si rendono più chiari i rapporti tra lo Stato e le Regioni, nella direzione di un rafforzamento delle autonomie regionali”. 

Le Regioni non si toccano dunque, nonostante da più parti ultimamente sia stato denunciato come il federalismo e il trasferimento di funzioni dallo Stato centrale alle Regioni abbia di fatto peggiorato, e non migliorato, l’efficienza dei servizi, in primo luogo nella sanità, facendo aumentare le voragini nei conti pubblici. 
Ma il Governo è ancora alle prese con la complessa gestione della riforma delle Province trasformate in enti di secondo livello con conseguente trasferimento di funzioni e personale alle Regioni e ai Comuni. L’intenzione iniziale era quella di abolire del tutto le Province, poi quando ci si è accorti che per fare questo era necessaria una riforma costituzione si sono scelte strade più semplici; in un primo tempo si era pensato ad un accorpamento fra province (Governo Monti) ma la strada si è rivelata impraticabile oltre che incostituzionale; alla fine con i Governi Letta e Renzi si è decisa la trasformazione delle Province in enti di secondo livello con l’abolizione degli organi elettivi e il passaggio della maggioranza delle funzioni, ad eccezione della manutenzione stradale, dell'edilizia scolastica e della pianificazione della mobilità locale, alle Regioni e ai Comuni. 

Tuttavia la fase transitoria si è rivelata più complessa del previsto soprattutto per ciò che ha riguardato il ricollocamento del personale. Una partita non ancora del tutto risolta e che ha creato serie grane all’Esecutivo che si è trovato a dover fare i conti con le Regioni del tutto impreparate a prendere in carico le competenze e i dipendenti in esubero delle Province, e con queste ultime impossibilitate a pagare gli stipendi e a garantire l’erogazione dei servizi a causa del taglio dei trasferimenti da parte dello Stato seguito allo svuotamento di ruoli.  

Aprire adesso una nuova vertenza con le Regioni senza risolvere prima quella con le Province forse non è molto opportuno nonostante siano sempre più concrete ed evidenti le disfunzioni che la legge sul Federalismo ha generato nel Paese
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