Nozze gay, no alla trascrizione. E il Consiglio di Stato all'Europa: "Non può prevalere su leggi italiane"

27 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Nozze gay, no alla trascrizione. E il Consiglio di Stato all'Europa: 'Non può prevalere su leggi italiane'
Stop alle trascrizioni in Italia di nozze gay celebrate all'estero. 

L'altolà arriva dal Consiglio di Stato che ha bocciato l'operato dei sindaci che hanno interpretato in maniera disinvolta la legge. 
Per i giudici, infatti, mancherebbe il requisito principale richiesto in Italia per celebrare un matrimonio, ossia la diversità tra i sessi;e nessuna legge europea può valere se in conflitto con l'ordinamento italiano. 

Apriti cielo! 
Adesso sì che c’è da ridere, perché la sentenza del Consiglio di Stato di fatto smentisce di un solo colpo le certezze di quanti si stanno battendo per ottenere anche in Italia, con l’approvazione del Disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, il riconoscimento giuridico delle nozze gay. 
La giustificazione sempre asserita dai difensori dei diritti civili è fondata sul fatto che il divieto di riconoscere i matrimoni fra persone dello stesso sesso è destinato poi ad essere bocciato dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo. Come dire; l’Europa vuole che le nozze gay siano giuridicamente riconosciute e noi dobbiamo adeguarci. 

Ebbene no! Il Consiglio di Stato non soltanto riconosce come illegittime e prive di efficacia giuridica le nozze gay contratte all’estero ma stabilisce pure che l’ordinamento europeo non può prevalere le leggi dello stato sovrano. 

"Il corretto esercizio della potestà – scrivono inoltre i giudici - impedisce all'ufficiale dello Stato civile la trascrizione di matrimoni omosessuali celebrati all'estero. Il sindaco non si può sostituire al legislatore, visto che il dibattito politico in corso in Italia sulle forme e sulle modalità del riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali sconsiglia all'interprete qualunque forzatura, sempre indebita ma in questo contesto ancora meno opportuna"

Insomma, fino a quando non sarà approvata in Italia una legge che riconoscerà i matrimoni gay, i sindaci non potranno sostituirsi al Parlamento cercando di forzare le decisioni, andando addirittura oltre l’organo legislativo e imponendo quasi uno stato di fatto giuridicamente nullo. 
Adesso certo, i fautori della Cirinnà alla luce del pronunciamento del Consiglio di Stato si sentiranno legittimati ad affrettare ancora di più l’iter del disegno di legge per colmare al più presto il vuoto legislativo in materia. 

Ma appare evidente come l’alibi del “ce lo chiede l’Europa attraverso le sentenze favorevoli di Strasburgo” si è sciolto come neve al sole. Perché stare nell’Unione Europea non può e non deve significare il commissariamento degli stati membri attraverso l’imposizione di leggi e normative per giunte discutibili sul piano etico. 
In attesa di vedere che fine farà il Ddl Cirinnà chissà se i sindaci così solerti nello sfidare lo Stato registrando le nozze gay pur sapendo di trascrivere un atto nullo e senza alcuna valenza giuridica, si asterranno da altri colpi di testa e lasceranno libero il Parlamento di decidere in totale autonomia e secondo coscienza, senza forzature o condizionamenti di sorta?
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]