Nozze gay, Vattimo: "Deluso da Sinodo. Ma i gay per il matrimonio son vittime del modello famiglia tradizionale"

27 ottobre 2015, Marco Guerra
Nozze gay, Vattimo: 'Deluso da Sinodo. Ma i gay per il matrimonio son vittime del modello famiglia tradizionale'
“Non sono affatto sicuro che la Costituzione italiana parli di un uomo e una donna alla base del rito matrimoniale”. Parlando con IntelligoNews, il filosofo ed ex europarlamentare Gianni Vattimo chiede un’attenta verifica degli articoli della Carta che trattano di famiglia e matrimonio. Vattimo commenta anche le conclusioni del Sinodo soffermandosi sull’omosessualità all’interno del ceto ecclesiastico. 

Professor Vattimo, partiamo da un commento sul Sinodo dei vescovi. La relatio finale non contiene alcun cambiamento della dottrina annunciato dai progressisti.

«Mi è sembrato che non abbia dato risultati, nel senso che appare come un accordo ragionevole ma che non aveva bisogno di tanta discussione. Sono un po’ deluso, ma in realtà non mi aspettavo tanto. La questione delle comunione ai divorziati mi è sempre sembrata marginale. Occuparsene tanto nel Sinodo era un modo per oscurare questioni più urgenti; per esempio quella del celibato del ceto ecclesiastico. E poi divorziati se vogliono fare la comunione la fanno, mica hanno scritto sul petto ‘divorziato’.  Non posso dire che sia una questione di lana caprina ma non capisco tutta questa importanza della comunione per i divorziati. Forse nessuno me lo ha mai spiegato bene». 


Parla del celibato perché il voto di castità per i sacerdoti è diventata una promessa sempre più difficile da mantenere? 

«È una cosa impossibile con tutte le tentazione che hanno al giorno d’oggi; ma poi non si capisce perché debba durare dal momento che è sempre stato un voto religioso. Insomma, se uno si faceva frate sceglieva la povertà, la castità e l’obbedienza. La castità è solo una forma di sessofobia ancora mantenuta. Certo, forse un prete sposato penserebbe troppo alla famiglia ma anche un commissario di polizia pensa alla sua famiglia e non significa che non fa bene il suo lavoro. Pensiamo al guadagno che ci sarebbe, magari il prete avrebbe qualche pensiero in più mondano visto che deve occuparsi di moglie e figli ma secondo me espleterebbe molto meglio il suo ruolo di sacerdote»

Dal Sinodo non è uscita nessuna apertura neanche sugli omosessuali e le coppie dello stesso sesso.

«Sul tema non è stato detto assolutamente nulla, anche questo mi sembra un po’ deludente; anche se non mi aspettavo che Chiesa desse il via al riconoscimento delle coppie omo. Insomma, in Italia questo non esiste neanche civilmente. L’importante è che la Chiesa non ostacoli la questione delle unioni civili a livello legislativo. L’altro giorno leggevo un articolo di Paolo Isotta sul Fatto, il quale affermava che Gesù non ha mai condannato l’omosessualità, ma a dire il vero non ha mai condannato neanche tante altre cose che erano condannate normalmente nella sua società, quindi non sarei così sicuro di questa tesi. Servirebbe solo che la Chiesa rinunciasse a mettere il becco in questioni come questa»

Nella Relatio sinodale si afferma però che “va rispettata ogni persona nella sua dignità e accolta, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Un po’ poco rispetto alle aspettative della vigilia? 

«Benissimo, però discriminare cosa vuol dire? Figuriamoci se si può discriminare con tutta l’omosessualità che c’è nei seminari. Con tanti uomini messi insieme qualche ‘porchellonaggine’ ci scappa. Anche questo, quindi, non mi sembra un dato importate. Condannare meno l’omosessualità dovrebbe significare anche aprire una finestra sul problema della castità e della morale famigliare e questo per la Chiesa non è facile, perché in effetti cedere su qualche punto poi significa che crolla tutto»

Se si apre sulla comunione potrebbe venire meno il significato dell’indissolubilità del matrimonio? 

«E questo pure è vero. È tutto un sistema che si tiene insieme e il giorno che si toccano quelle cose lì, il rischio è che crolli la Chiesa»

In un altro passaggio della Relatio è scritto: “Non c’è fondamento alcuno per analogie neppure remote con il matrimonio e la famiglia”. Che idea si è fatto?

«La famiglia tradizionale viene mantenuta come modello. Del resto anche quando i gay chiedono il matrimonio sono vittime di questo modello. Quando uno si trova da solo la notte di Capodanno desidera avere una famiglia con cui celebrare. Non saprei… non sono tanto sensibile a questa roba qui.  Per un verso ho sempre considerato tutte queste tematiche estranee alla disciplina ecclesiastica»

Allora la Chiesa secondo lei dovrebbe occuparsi più della cura dello spirito?

«Sì, questo è fondamentale, giù le mani dall’interesse per i letti. La Chiesa da quando è caduto l’impero romano ha sempre fatto da supporto alle autorità civili. Si è sempre assunta le responsabilità di mantenere la morale familiare. Tutta roba che con il Cristianesimo centra poco. Sono tuttavia convinto che la morale cristiana serve a tenere un po’ in ordine la vita sociale, toglierla del tutto potrebbe significare più disordine sociale»

Quindi secondo lei non è centrale il tema dei cattolici gay?

«È centrale per il clero della Chiesa, non possono dire che i gay sono il demonio quando sono pieni di gay. Il celibato ecclesiastico ha molto da fare con questo problema quindi comincino a levare il celibato ecclesiastico e ad essere un po’ meno sessuofobi. Forse avrebbero meno preti gay. Vede nel breviario, che i preti leggono da soli, ci sono delle battute che riguardano la vita della comunità. E il breviario che viene fatto recitare ai sacerdoti suppone l’esistenza di un gruppo monastico, di frati. Invece oggi i sacerdoti lo devono dire da soli, magari in una parrocchia di montagna. Questa condizione la trovo veramente insopportabile».

Beh di questi tempi, venuta meno la vita comunitaria, fare il sacerdote a volte significa stare veramente soli…

«E anche questo è un problema grave perché io non voglio che la Chiesa si distrugga. Certo magari che cambi un po’ abitudini non mi dispiacerebbe».

Ma qual è la Chiesa che per ora le è piaciuta di più? Quella che lei salva…

«Quella della teologia della liberazione. E il cattolicesimo italiano degli anni ’50 che era molto più vivo di quello di adesso. Forse la vedo così perché ero giovane, ma ricordo che una grade vitalità. La Pira, per esempio, piantava casini e diceva molte cose…adesso è tutto un mortorio. Chi pianta casino è il Papa effettivamente».

La legge sulle unioni civili la convince? 

«Credo sarebbe comunque una conquista perché ci sono molte ingiustizie che riguardano i beni, la possibilità di assistenza reciproca…è una questione di giustizia distributiva elementare»

E che ne pensa della sentenza della Corte che dice che i matrimoni gay contratti all’estero non possono essere trascritti in Italia, perché alla base del matrimonio c’è la differenza di sesso uomo-donna?

«Ma la nostra Costituzione non lo prevede proprio. Bah…è questo quello che mi domando…io sapevo che la Costituzione parlava di famiglia e di matrimonio ma non credo che parlasse esplicitamente di un uomo e una donna. Non so cosa dire, se la Corte dice questo avrà le sue ragioni. Qualcuno mi aveva spiegato che nei lavori preparatori della Costituzione c’erano indizi molto chiari del fatto che si trattasse di una famiglia fatta da un uomo e una donna, però che sia scritto nero su bianco sulla Carta io ne dubito. In questo momento non ho una Costituzione sotto mano, insomma non posso verificare…». 


autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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