Quando il tonno è veramente tonno: i migliori e peggiori secondo Greenpeace

27 ottobre 2015, Andrea De Angelis
Quando il tonno è veramente tonno: i migliori e peggiori secondo Greenpeace
Tu chiamalo, se vuoi, tonno in scatola.
Della serie: ma quanti di voi hanno mai visto un tonno vivo? Pochi, certo. Del resto se la domanda fosse relativa alle tecniche e alle regole per quanto attiene alla pesca di uno dei pesci più consumati al mondo, probabilmente avremmo ancora meno tentativi di risposta. 

Ci prova allora Greenpeace a scuotere coscienze e conoscenze con la classifica "Rompiscatole" che valuta la sostenibilità del tonno in scatola venduto in Italia. Undici i marchi presi in considerazione che arrivano a rappresentare circa l’80% del mercato italiano. 
Prima di andare a leggere la classifica, cerchiamo di capirne qualcosa in più circa i criteri relativi alla compilazione della stessa. Sono infatti diversi i criteri in base ai quali i prodotti sono stati classificati: dalla politica di acquisto al metodo di pesca, dalla specie di tonno alle informazioni sull’etichetta, fino alla responsabilità sociale.
Sono infatti diverse le specie di tonno e Greenpeace premia le aziende che hanno scelto di privilegiare quelle meno sfruttate, così come grande attenzione viene data al metodo attraverso il quale si arriva alla cattura dell'animale

Quando il tonno è veramente tonno: i migliori e peggiori secondo Greenpeace
Il migliore è ASdoMAR "al quale - si legge - manca poco per essere 100% sostenibile". Tra i fattori che hanno determinato il successo del tonno di Generale Conserve c'è proprio la scelta di privilegiare come specie il tonnetto striato, uno dei meno sfruttati.
Al secondo posto, con due verdi e tre gialli (nell'immagine si può vedere come i cinque criteri siano valutati con tre colori, simili al semaforo dove il rosso sta per bocciato, il verde per promosso e il giallo a porsi nel mezzo) si piazza Esselunga, mentre completa questo speciale podio Conad, il cui prodotto è stato apprezzato per la miglior trasparenza e il bando ai metodi di pesca distruttivi.

Solo quarto posto per Rio Mare con un verde, un rosso e tre gialli. Gli impegni che Riomare si è assunta spaziano a tutto campo, ma – scrive Greenpeace – “in Italia si fatica ancora a trovare offerte davvero ‘responsabili’. Rio Mare ha dimostrato di impegnarsi, ma da chi detiene quasi il 40% del mercato ci aspettiamo di più”. Dunque la speranza è che i miglioramenti continuino nel tempo. 
Seguono, nell'ordine, Coop, Nostromo e Carrefour, di fatto promossi a metà con critiche differenti a seconda del marchio. 

Ottavo posto per Mare blu. “Alle parole non seguono i fatti”, bacchetta Greenpeace, “nonostante le promesse fatte quasi tutto il tonno Mareblu proviene da pesca distruttiva. Con solo 0,2% di prodotti sostenibili riuscirà davvero a raggiungere l’obbiettivo 100% al 2016?”. Seguono Mare aperto e Lidl, bocciati entrambi per quanto riguarda la sostenibilità.
A chiudere Auchan, verso cui Greenpeace usa toni decisamente duri: “Non ha ancora preso alcun impegno per garantire la sostenibilità dei propri prodotti. Da sempre sul fondo della nostra classifica: a quando scelte precise per una pesca sostenibile?”. 
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]