"Precipitare" (tra droga, lavoro e famiglia) è un po' risalire. Simone Costa ci racconta il suo libro

27 ottobre 2015, Micaela Del Monte
Il continuo inseguire qualcosa e qualcuno. Una corsa contro il tempo, contro gli eventi che si susseguono e che non si possono controllare. E’ la storia di Nick Donati, della sua famiglia, del suo lavoro e della sua dipendenza dalla cocaina.

Una storia che ti prende e non ti abbandona fino all'ultima parola, all'ultima lettera, all'ultimo punto. Un romanzo che nella sua velocità ci mostra come, a volte, di fronte alla vita siamo nulla. Gli eventi che si sviluppano freneticamente nell'esistenza di Nick quasi non gli lasciano il tempo di capire cosa realmente stia accadendo in lui e intorno a lui. Nella sua vicenda ci siamo trovati come uno specchio: riflessi. Questo è “Precipitareil primo romanzo di Simone Costa, giornalista di La7 e autore televisivo, pubblicato da Bordeaux Edizioni. Una trama che IntelligoNews ha deciso di raccontare insieme all'autore del libro. 

'Precipitare' (tra droga, lavoro e famiglia) è un po' risalire. Simone Costa ci racconta il suo libro
Questo è il suo primo romanzo, cosa l’ha spinta a scrivere “Precipitare”?

«In realtà questo non è esattamente il primo romanzo che ho scritto, di fatto ce n’è anche un altro, ma per varie ragioni ho deciso di non pubblicarlo. “Precipitare” nasce da alcune intuizioni legate al piacere dello scrivere, attività che mi ha sempre attratto. Questo libro non nasce da nessuna esigenza di vita, di fatto non è un romanzo autobiografico. Comprende argomenti che volevo trattare, come ad esempio quello della droga e quello del mondo dello spettacolo. Aspetti che ho trattato diffusamente in “Precipitare” e che sono stati in realtà solo dei pretesti per occuparmi di temi che riguardano un po’ tutti, come quello dell’inadeguatezza».

E’ questo il messaggio, cioè l'inadeguatezza?

«Non è un caso che il libro si apra con un lutto, evento che in sostanza ci vede un po’ tutti inadeguati e che ci coglie sempre impreparati».

Quanto c’è di lei, del suo lavoro e della sua esperienza?

«Sia dal punto di vista del mondo dello spettacolo che da quello della droga credo che questo sia un romanzo piuttosto salgariano. C’è ovviamente qualcosa di me, ma non sono io Nick (il protagonista del libro, ndr). La scelta di scriverlo in prima persona è legata alla necessità di dare importanza al punto di vista dell’”attore” del romanzo, che poi è lo stesso motivo che mi ha spinto a scriverlo al presente. Questo escamotage infatti permette a tutti di immedesimarsi e di essere sorpresi dagli eventi che si intrecciano nel racconto. Di autobiografico in sostanza c’è solo quella percezione di non poter controllare la realtà».

“Precipitare” è solo l'inizio di una carriera da scrittore?

«Quello della scrittura è un mestiere che pratico tutti i giorni lavorando per il telegiornale di La7, ma scrivere romanzi non diventerà a breve la mia occupazione principale. Al momento mi piace il mio lavoro ed è un mestiere che mi dà tantissime opportunità e che mi soddisfa a pieno. In futuro non si può mai dire. “Precipitare” è stato un qualcosa che mi è capitato, è stato un romanzo che volevo scrivere e che quasi mi ha chiesto di essere scritto. Sicuramente ci saranno altre occasioni perché credo che la scrittura di romanzi sia una parte di me e fortunatamente non riuscirò mai ad eliminarla».
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