Eurostat, duro colpo per il Jobs Act: disoccupati record passati tra gli inattivi

27 ottobre 2015, Luca Lippi
Eurostat, duro colpo per il Jobs Act: disoccupati record passati tra gli inattivi
Eurostat è l'Ufficio Statistico dell'Unione Europea, è una Direzione Generale della Commissione Europea; raccoglie ed elabora dati degli Stati membri dell'Unione europea a fini statistici, è come l’Istat per il nostro Paese solo un po' più grande e non ha alcun interesse con uno o l’altro governo dei singoli Paesi Membri. Eurostat rileva che l’Italia tra il primo e il secondo trimestre 2015, è il Paese europeo con il più alto numero di disoccupati passati alla condizione di inattività economica (popolazione che non cerca lavoro). Il dato emerge dalla ricerca commissionata dall’Ue all’istituto di statistica sui flussi nel mercato del lavoro.

Sappiamo bene che all’Ue la flessibilità richiesta dal governo per la legge di stabilità non garba quanto garberebbe una manovra che tagli tasse al lavoro aumentandole sui redditi, forse è questo il motivo che ha sollecitato la ricerca in un momento così delicato per il Governo italiano cui è stato inferto un colpo basso. In Italia è diventato inattivo il 35,7% dei disoccupati, più del doppio della media Ue che si ferma a 16,8%. Ha invece trovato lavoro il 16,1% dei disoccupati, in linea con la media europea (18,6%), ed è rimasto nella condizione di senza lavoro il 48,3%. Nell'Unione europea, di tutti i disoccupati nel primo trimestre dell'anno, il 64,6% (14,2 milioni) sono rimasti senza lavoro

A livello europeo i disoccupati che continuano a cercare un impiego sono assai maggiori dei disoccupati italiani che il lavoro non lo cercano più (in sostanza gli italiani hanno perso le speranze). Tra gli occupati, solo l’1,3% ha perso il lavoro e l’1,6% è diventato inattivo, mentre il 97,1% ha mantenuto il posto.

Dunque il fotogramma della situazione lavorativa in Italia proposto da Eurostat è sostanzialmente quello di "variazioni significative non pervenute"; piuttosto sottolinea che il 35,7% dei disoccupati ha perso le speranze, che tradotto significa totale assenza di offerta lavorativa (poi bisognerà individuare i settori).

Decisamente un “colpo grosso” per il Jobs Act, i conti non tornano poiché sfuggono numeri dalle classifiche ufficiali. Niente di strano, è una pratica molto diffusa in ogni Paese, tuttavia se non fossimo sotto tornate elettorali piuttosto pericolose questo non succederebbe. Il Jobs Act ha bisogno di tempo per entrare a regime, è una rivoluzione e quindi i risultati si vedranno a lungo termine. 

Nessuno pretende la bacchetta magica, si può opinare circa la validità di un provvedimento, ma stare poi col fiato sul collo di chi coraggiosamente tenta di cambiare le cose è inutile sia per criticarne le scelte sia per elevarlo agli onori. Quindi la questione è cronaca pura.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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