Consiglio di Stato, Adinolfi: "Abbiamo vinto in piazza, nei tribunali, in parlamento e col Sinodo"

27 ottobre 2015, Lucia Bigozzi
Consiglio di Stato, Adinolfi: 'Abbiamo vinto in piazza, nei tribunali, in parlamento e col Sinodo'
“Oggi la resistenza sta vincendo. La sentenza del Consiglio di Stato è chiara e ovvia: tutte le cerimonie tra persone dello stesso sesso celebrate da Marino a Roma erano ‘carnevalate’”. Mario Adinolfi, direttore del quotidiano online La Croce non usa giri di parole e nella conversazione con Intelligonews anticipa i riflessi sul ddl Cirinnà del mix tra la piazza del 20 giugno, la sentenza dei giudici e il documento finale del Sinodo. 

Il fronte legalitario guidato dal Pd e a Roma indentificato nel sindaco Marino è stato sconfitto sullo stesso terreno della legge dalla sentenza del Consiglio di Stato?

«Rimango colpito dal fatto che non si sottolinei come questa sentenza sia ovvia nella sua chiarezza. E’ sempre stato tutto molto evidente, gli atti erano contra-legem. Il mio quotidiano La Croce, ha scritto tutti i giorni spiegando che tutte le cerimonie di trascrizione da parte del sindaco Marino di unioni tra persone dello stesso sesso celebrate all’estero erano ‘carnevalate’. Peraltro, è ovvio che se c’è una battaglia che io contrasto delle associazioni Lgbt per avere il matrimonio gay, vuol dire che quel matrimonio non è nell’ordimento. Aggiungo: finalmente in punto di diritto e in maniera precisa arriva una sentenza che riafferma l’ovvio. Piuttosto, mi meraviglia un’altra cosa…».

Quale? 

«Oggi tutti i tg e i maggiori quotidiani online aprono sulla questione degli insaccati o i vegetariani; Repubblica.it apre su Valentino Rossi: se avessimo avuto una sentenza opposta ci sarebbe stata l’apertura di tutti i tg. Mi impressiona come quella che io chiamo ‘la leva del volume’, sia azionata per far ascoltare alle persone solo quello che interessa. Sulla sentenza della Corte americana ci si sta per settimane, poi arriva una sentenza così chiara in Italia da parte del Consiglio di Stato e non c’è una riga sui siti online dei principali quotidiani»

Secondo lei il combinato disposto tra la Relatio finale del Sinodo e la sentenza del Consiglio di Stato può ostacolare o addirittura fermare il ddl Cirinnà in Parlamento?

«Anticipo ai lettori di Intelligonews il titolo del mio editoriale di domani su La Croce: ‘Vinciamo in piazza, nei tribunali, in Parlamento e nella Chiesa’. Il combinato disposto, come lo chiama lei, attraversa la dimensione della mobilitazione popolare – ovvero il 20 giugno a piazza San Giovanni -, la dimensione politico-parlamentare con la resistenza che, ricordo, ha costretto a ritirare il ddl Cirinnà, riscriverlo, ripresentandolo con 23 articoli modificati anziché 19 e saltando il passaggio in Commissione dove il testo era inchiodato. Non solo, ma li abbiamo costretti a ritirare il provvedimento perché tecnicamente, quello che oggi c’è non è il ddl Cirinnà, è un altro disegno di legge. Eppoi c’è la Chiesa».

A cosa si riferisce?

«Al punto 76 della Relatio finale del Sinodo si legge: ‘circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia’. Qualcuno mi dica dove si possono trovare parole più chiare di queste. Chi diceva che il Sinodo sarebbe stato il luogo in cui si apriva ai gay – ricordo i titoli di Repubblica un anno fa –, oggi l’articolo 76 della Relatio chiude la discussione. Il mix di questi quattro elementi fa emergere quella che Giovanni Paolo II definiva “la felice eccezione italiana”, elemento che deve renderci orgogliosi perché ci hanno spiegato per mesi che era impossibile resistere, purtroppo ce lo dicevano anche alcuni ambienti ecclesiastici, mentre noi abbiamo deciso che resistere fosse necessario. Oggi la resistenza sta vincendo».

Da un lato c’è la Costituzione che parla di matrimonio tra due sessi diversi, dall’altro la sentenza del Consiglio di Stato che oltre a ribadirlo, afferma anche che non c’è Corte europea che tenga e che sulla famiglia conta la legislazione italiana. Qual è la sua valutazione?

«Anche questo è un punto chiarissimo. In tutti i trattati europei c’è scritto che le norme sulla famiglia sono di competenza nazionale; su questo non c’è ambiguità e non può esserci discussione. Il Sinodo ha detto che è intollerabile anche solo l’idea che si possano ricattare gli Stati obbligandoli a introdurre i matrimoni tra persone dello stesso sesso nei propri ordinamenti. Quindi, oltre ai trattati internazionali, per noi cattolici italiani c’è il secondo comma dell’articolo 76 della Relatio a dire esattamente questo»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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