Consiglio di Stato, ora diventa un caso il giudice Deodato: intanto a Marino Ncd chiede "i danni"

27 ottobre 2015, intelligo
Consiglio di Stato, ora diventa un caso il giudice Deodato: intanto a Marino Ncd chiede 'i danni'
Chi è Carlo Deodato? E’ il giudice relatore della sentenza del Consiglio di Stato che dice che i Comuni non possono trascrivere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero. E fin qui niente di strano, se non fosse che dopo il pronunciamento del Consiglio, proprio lui è finito “sul banco degli imputati” e a fare da pubblica accusa sono le associazioni e i movimenti Lgbt che sul web hanno scatenato un tam tam di commenti e reazioni. 

Nel “mirino” è finito persino il profilo Twitter del giudice Deodato sul quale si definisce “giurista, cattolico, sposato e padre di due figli. Uomo libero e osservatore indipendente di politica, giurisdizione, costumi, società”. L’accusa mossa contro di lui sono i retweet dei contenuti delle “Sentinelle in piedi”. Ma come? E dov’è finita la tanto sbandierata – e sacrosanta – libertà di espressione che la sinistra e tutto il fronte legalitario rivendicano nel proprio dna?  Una forma di nazibuonismo? Interrogativi, di fronte alla pioggia di critiche che da ore sta piovendo sulla testa del giudice Deodato.

In una nota, gli esponenti dell’Avvocatura per i diritti Lgbt-Rete Lenford scrivono, tra l’altro che “si pone in aperto contrasto con le pronunce della Corte di Cassazione sulla validità dei matrimoni contratti all’estero ed arriva ad affermazioni gravi come quella per cui l’attribuzione al giudice ordinario del controllo sulla rettificazione degli atti di stato civile sarebbe contrario alle esigenze di certezza del diritto e creerebbe un sistema non controllabile da un’autorità centrale”. La nota chiude così: “Non condividiamo la decisione né per i profili di diritto civile né per quelli di diritto amministrativo e riteniamo ci siano gli estremi per continuare a sostenere le ragioni del diritto e portare la questione anche davanti alla Corte europea dei diritti umani”. 

Insomma pare di capire che è quasi pronto il ricorso al Tribunale di Strasburgo, e dunque, un’altra querelle a colpi di aule giudiziarie e carte bollate. 

Nel frattempo ne è già partita un'altra. A Roma. Destinatario: Corte dei Conti. Mittenti: gli esponenti romani di Ncd capitanati dalla coordinatrice del Lazio Roberta Angelilli che con il capogruppo Roberto Cantiani e i consiglieri Stefano Erbaggi e Jessica De Napoli in una nota sottolineano che "la sentenza del Consiglio di Stato, che ha di fatto annullato le trascrizioni dei matrimoni gay, costituisce la prova di una palese violazione da parte del sindaco. Infatti, il primo cittadino era a tal punto consapevole di operare una forzatura rispetto alle vigenti disposizioni di legge da trasformare in una bandiera un atto amministrativo illegittimo, con tanto di cerimonia pubblica. Vale la pena ricordare che sia il ministro Alfano che il prefetto Pecoraro intervennero intimando a Marino di non procedere poiché, in assenza di una norma nazionale, il Sindaco stava palesemente violando la legge e la Costituzione". 

Di qui l'annuncio: "Nelle prossime ore presenteremo un esposto alla Corte dei Conti affinché valuti ogni eventuale danno erariale a seguito delle spese affrontate dal Campidoglio per l'impiego improprio di risorse per le 'celebrazioni' (addobbi e straordinari del personale comunale) effettuate dal sindaco". 

Battaglie dentro e fuori i confini nazionali. 




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