Consiglio di Stato, quella "colpa" del giudice Deodato: non twitta come il padre gay Lo Giudice

27 ottobre 2015, intelligo
Consiglio di Stato, quella 'colpa' del giudice Deodato: non twitta come il padre gay Lo Giudice
Ci sarebbe da ridere, se non da piangere. La giustizia è giusta solo quando la pensa come me. E infatti Carlo Deodato ha una colpa, chiamiamola così: di non pensarla come le associazioni Lgbt, di essere cattolico, e padre. E ha anche il coraggio di scriverlo nero su bianco. Ma sopratutto ha la colpa di essere un giurista. 

Sarebbe questo il succo delle accuse mosse a chi ha annullato l'iscrizione all'anagrafe dei matrimoni omosessuali celebrati all'estero. "L'estensore della sentenza del Consiglio di Stato sulla trascrizione dei matrimoni gay all'estero è fan delle Sentinelle in Piedi: l'uomo giusto al posto giusto": ha twittato Sergio Lo Giudice, senatore dem ex presidente dell'Arcigay, contro Carlo Deodato. Ma Sergio Lo Giudice che non è proprio "estraneo" alla sentenza... è infatti sposato a Oslo, è criticato da chi si oppone al Ddl Cirinnà per aver "affittato" un utero negli Stati Uniti e avere avuto così un bambino. Insomma, al limite sarebbe più corretto parlare di una bella gara di opinioni. 

Ma la sostanza è diversa: è tutta colpa di quel passaggio altamente giuridico e rispettoso della legge (almeno per come ora l'Italia disciplina la materia) che parla esclusivamente di matrimonio eterosessuale. Deodato su twitter si presenta così: "Giurista, cattolico, sposato e padre di due figli. Uomo libero e osservatore indipendente di politica, giurisdizione, costumi, società". Ma non può avere un'opinione. E guai soprattutto ad averla contraria. Quando i tribunali erano a favore delle trascrizioni valevano qualcosa, ed erano anche meglio del Parlamento (servivano bene la causa), ora che si pronunciano diversamente sulla questione, beh non vale la loro opinione, tanto è macchiata. 

Il nazi-buonismo corre sul filo dell'ipocrisia, funziona così, a intermittenza, uccide e salva a seconda che l'altro la pensi democraticamente come lui. E' vittima o è carnefice? E' la dittatura del pensiero unico, che sta emergendo sempre di più. Diventa un problema la parzialità del magistrato, solo quando è contro. In questo caso il giudice è sgradito alle associazioni Lgbt . Su IntelligoNews Filippo Savarese commentando la sentenza aveva  in qualche modo anticipato il caso: "E' la vittoria sull'attivismo ideologico dei sindaci dell'anno appena passato, in particolare contro Ignazio Marino che ha fatto di questi strumenti ideologici una campagna mediatica. Lui, che tanto si appella alla legalità, è stato sconfitto proprio su questo terreno".

E allora ecco che chi contesta la sentenza, si attacca ai tweet del giudice. Ma perché non si possono esprimere le proprie opinioni in uno Stato di diritto?  Suvvia, si torni a opporsi a livelli seri. 
 
autore / intelligo
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