Manovra, aumento Iva al 25% nel 2018: subito le accise

27 ottobre 2016 ore 11:26, Luca Lippi
Mentre Moscovici cerca di sedare gli animi sulla troppa enfasi data alla lettera Ue al governo italiano, ma invero anche inviata ad altri paesi della Ue, nella manovra finanziaria del governo Renzi c’è una sorpresa.
Non è solo un rischio, l’Esecutivo deve comunque offrire garanzie a Bruxelles qualora si verificasse che qualche provvedimento di recupero risorse non ottenga i risultato sperato, provocando un deficit superiore a quanto accordato in sede di autorizzazione della manovra da parte della commissione europea.
Il rischio di aumento delle accise sulla benzina, l’alcol e le sigarette, che scatterebbe dal 10 settembre 2017, non è affatto solamente una eventualità, se il governo non ottiene i soldi prefissati con una determinata misura (nel caso specifico la Voluntary Disclosure bis) entro una determinata data, fa scattare degli aumenti delle tasse. Di solito gli aumenti riguardano tasse indirette come l’Iva (imposta sui consumi) e le accise. 
Si tratta di una delle cosiddette ‘clausole di salvaguardia’ alle quali le manovre finanziarie o’Leggi di stabilità’ degli ultimi anni ci hanno abituati. 
Nel caso in cui non si realizzi ‘l’integrale importo’ preventivato con il rientro dei capitali )1,6mld secondo una stima riportata dall’Ansa) dal 10 settembre 2017 scatterebbe l’aumento delle accise, per 800 milioni, su prodotti energetici (benzina e diesel), alcol e bevande alcoliche, tabacchi lavorati. E se non bastasse l’aumento delle accise, i restanti milioni sarebbero reperiti con tagli alla spesa dei ministeri.

Manovra, aumento Iva al 25% nel 2018: subito le accise

La norma, però, ha acceso la polemica. Il primo a schierarsi sul piede di guerra è stato il presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, padrino del ddl di riforma della legge. "La legge di bilancio vieta le clausole. La norma - ha detto - sarà di un altro Paese, che non appartiene all'Ue"
In Parlamento gli animi si sono scaldati per gran parte della giornata, spingendo il ministero dell'Economia a smentire in serata i contenuti delle bozze in circolazione. 
Quello visionato non corrisponde al testo definitivo, hanno chiarito da Via XX Settembre. Effettivamente una soluzione è possibile e potrebbe già essere stata identificata: il ddl di riforma del bilancio prevede la possibilità di ricorrere a tagli automatici di spesa sui ministeri. 
Il governo potrebbe quindi muoversi in questa direzione, come confermato indirettamente dal viceministro dell'Economia, Enrico Zanetti. "Non ci sarà nulla che non sia a norma di legge. Non una clausola è scattata finora e continueranno a non scattare mai", ha assicurato.
Altro capitolo, invece, l'aumento delle aliquote Iva del 10 e del 22% che non avverrà nel 2017, come inizialmente previsto, ma sarà attuato dall'anno successivo. E questo proprio perché sono state disattivate le clausole di salvaguardia della precedente finanziaria. Dal 2018 però - secondo una bozza che ha visionato l'Ansa -, i rincari sarebbero così ripartiti: l'Iva al 10% salirebbe al 13% e quella al 22% salirebbe al 25%. Per quest'ultima poi vi sarebbe un ulteriore incremento dal 2019, pari allo 0,9%. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]