Crociati rotti calciatori, per l'esperto Manildo: “Il corpo ha un equilibrio, bisogna esaminare tutti gli aspetti”

27 ottobre 2016 ore 13:16, intelligo
di Stefano Ursi 

Una serie che pare infinita di infortuni ai legamenti di calciatori, in lungo e in largo per l'Europa. Da Marchisio a Milik, passando per Gervinho e ora Florenzi. Ci si chiede quale possa essere la causa di un'impennata così repentina dalla fine della stagione scorsa di infortuni di questo genere, che tengono i calciatori lontani alcuni mesi dal campo, per alcuni dei quali il ritorno nella forma ideale è spesso lungo e faticoso. IntelligoNews ha sentito, su questo, il parere del dott. Ettore Manildo, Kinesiologo e Osteopata. 
Crociati rotti calciatori, per l'esperto Manildo: “Il corpo ha un equilibrio, bisogna esaminare tutti gli aspetti”

Dott. Manildo, cosa pensa di questa serie continua di infortuni ai legamenti di molti calciatori, non solo in Italia ma anche in altri campionati? A cosa può essere dovuta questa impennata così repentina? 

“Quasi sempre le cause si tende a trovare le cause in allenamenti sbagliati, cattivi stati di forma o nei metodi dei preparatori atletici ma non è così a mio parere. Io mi occupo di kinesiologia applicata, una tecnica diagnostica non gnoseologica, che va a interrogare il corpo prendendo in considerazione tutti gli aspetti della salute, quindi l'aspetto psicoemotivo, strutturale e metabolico riguardo agli ormoni. Un mese e mezzo fa, lo ricordo, Lionel Messi ha dichiarato di aver risolto i suoi undici infortuni grazie ad un kinesiologo e che molti atleti di altissimo livello hanno un kinesiologo, che interroga il corpo e cerca di vedere dove c'è uno squilibrio; i calciatori, che utilizzano maggiormente gli arti inferiori, spesso subiscono infortuni del legamento crociato o esterno, del menisco, del quadricipite femorale o del soleo che spesso sono frutto di squilibri a livello organico. Quando esiste un deficit muscolare supponiamo del quadricipite, che è legato all'intestino, e contemporaneamente la persona ha ad esempio un'intolleranza particolare ad un alimento o un cattivo assorbimento duodenale l'organo è in deficit: ovvero un disturbo neurologico, cioè l'incapacità di reclutare fibre motorie. Trovandosi in un particolare gesto atletico l'articolazione sottostante, il ginocchio, avrà dei cedimenti e quindi la possibilità di traumi o rotture del menisco o dei legamenti”.

Dunque secondo Lei l'approccio deve essere a 360 gradi? 

“La visione non può essere solo meccanicistica o sintomatica perchè non sempre questo tipo di infortuni si verificano dopo un trauma o uno scontro che va a toccare l'articolazione. Non possiamo indirizzare la responsabilità su allenamento o preparazione ma su una condizione fisica, psicofisica o metabolica dell'atleta, dunque vanno esaminati molti aspetti fra cui intolleranze o alimentazione in un determinato periodo della stagione. Alcune squadre di Serie A, ad esempio, vedono già la figura del kinesiologo ma in Italia ancora non c'è la giusta considerazione, mentre negli Usa o in Gran Bretagna si. Ma anche da noi pian piano la situazione sta evolvendo e tutto si gioca sul grado di apertura dei vari staff medici. La Kinesiologia Applicata negli Stati Uniti, ad esempio, vede un corso di laurea e dunque il percorso è già avanzato”. 

Per chiudere dott. Manildo, un consiglio a chi pratica sport a livello amatoriale, che spesso incappa in infortuni anche gravi magari correndo o giocando a calcetto. 

“Questo approccio può essere d'aiuto anche al semplice sportivo amatoriale, perchè se si hanno delle cattive condizioni organiche si rischia di avere un crampo o uno stiramento o addirittura di rompersi il tendine d'Achille. Questo ovviamente accade perchè spesso si passa da stati di sedentarietà, con cattive abitudini alimentari, a fare sport e questo è un rischio che un amatore dovrebbe sempre evitare”.
autore / intelligo
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