Giovanardi (Pdl): “Caro Silvio, le dimissioni non servono Ecco perché io resto al mio posto…”

27 settembre 2013 ore 11:58, Lucia Bigozzi
Giovanardi (Pdl): “Caro Silvio, le dimissioni non servono Ecco perché io resto al mio posto…”
“Una iniziativa che non porta a nulla perché così saranno il Pd e i 5Stelle a decidere chi tra noi salvare o dimettere”. Carlo Giovanardi non ha alcuna intenzione di dimettersi come stanno facendo i suoi colleghi di partito e a Intelligonews spiega le ragioni di una accelerazione non condivisa né "discussa nella riunione dei gruppi parlamentari con Berlusconi", ma solo "comunicata dai capigruppo”.
Senatore Giovanardi, lei è l’unico o uno dei pochi parlamentari che ancora non si è dimesso. Perché? «Non so se sono l’unico. Sto spiegando i motivi per i quali secondo me le dimissioni non sono un metodo utile per arrivare a far sì che ognuno si assuma le proprie responsabilità». Quali sono i motivi? «Io ritengo la decadenza una mascalzonata, l’ho detto in Giunta e lo ripeto perché si straccia la Costituzione. Berlusconi è stato assolto dalla seconda e terza sezione della Cassazione per lo stesso fatto con sentenze passate in giudicato; non si capisce perché la sentenza del giudice Esposito valga di più delle due di assoluzione. Detto questo, se il Pd voterà la decadenza venerdì in Giunta e il 14 in Aula sarà compiuta una mascalzonata politica e va da sé che il Pdl non può continuare a stare nella maggioranza di larghe intese. Bisogna mettere il Pd di fronte alle sue responsabilità e quando avrà votato la decadenza di Berlusconi sarà chiaro agli italiani che la crisi si aprirà per colpa del Pd». Sta dicendo che le dimissioni in massa dei parlamentari non portano a nulla? «Secondo me no. Anche nel caso in cui le dimissioni venissero discusse in Aula, sarebbero quelli del Pd e dei 5Stelle a stabilire quali tra i parlamentari del Pdl salvare o dimettere. Per cinque anni ho fatto il ministro per i rapporti con il parlamento, sono stato vicepresidente della Camera e credo di avere conoscenza ed esperienza sui regolamento parlamentari». Sì ma perché nella riunione congiunta dei gruppi di Camera e Senato si è arrivati a questa accelerazione? Chi l’ha decisa? Ne avete discusso prima? «Se si fosse potuto discutere io avrei detto quello che dico fin dall’inizio: il Pd va messo di fronte alle proprie responsabilità se deciderà di portare fino in fondo questa mascalzonata. Avrei spiegato anche perché la via delle dimissioni a mio giudizio non è quella giusta. Ma la discussione non c’è stata, c’è stata la comunicazione di una decisione». Chi ha fatto la comunicazione? «I capigruppo al Senato e alla Camera». Le ha dette a Berlusconi le sue ragioni? «No, perché non c’è stata occasione. Quella sera io avrei detto le cose che sto dicendo… poco male, le dico ora». Il premier Letta oggi vede Napolitano e prima del voto in Giunta ha intenzione di chiedere la fiducia al Parlamento. Lei come voterà? «Ci riuniremo, i gruppi parlamentari discuteranno che tipo di posizione assumere. Certo, adesso è tutto più complicato; si è messo in moto un meccanismo difficile da fermare, per noi, per il Capo dello Stato, per tutti. Francamente non so che sbocco avrà e come si svolgeranno le cose. L’unica cosa certa, dal mio punto di vista, è che il Pd in questa vicenda ha grandi responsabilità perché se avesse accolto le riflessioni di eminenti giuristi e costituzionalisti sulla retroattività della legge Severino e avesse accolto la proposta di chiedere il parere alla Consulta, non saremmo oggi a questo punto. Io avrei aspettato il 14, cioè il voto dell’Aula sulla decadenza per mettere in evidenza che a quel punto la crisi la apriva il Pd, non noi. Adesso è chiaro che si naviga a vista, si è creata una situazione difficilissima con questa accelerazione sulle dimissioni. Sa, uno quando guida la macchina ha due opzioni: accelera per vincere una gara o per uscire di strada». Il Pdl in quale direzione sta andando? «Io ho detto come avrei condotto la gara. Noi abbiamo ragione ma così rischiamo di passare dalla parte del torto. Bastava aspettare il 14 e poi ritirare la delegazione governativa e dire: vogliamo le elezioni, poi se riuscivamo ad averle si tornava al voto altrimenti ci saremmo collocati all’opposizione». La sua componente dei Popolari-Liberali ha deciso di non aderire a Fi e di restare nel Pdl. Ma sul simbolo non è tutto così scontato. «La nostra componente si è riunita e abbiamo deciso di continuare per la nostra strada che è e resta quella del Pdl. Restiamo nel gruppo Pdl che di certo non può sparire; se gli altri fondano Forza Italia bene, noi restiamo al nostro posto essendo oltretutto co-fondatori del Pdl. Sull’uso del simbolo la nostra proposta è che resti a noi; se viene accettata bene, altrimenti faremo diversamente. Io mi chiamo Carlo e non mi ribattezzo Antonio».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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