Colombe pidielline tentate più dal nido (governo) che dal Cav.

27 settembre 2013 ore 14:21, intelligo
Colombe pidielline tentate più dal nido (governo) che dal Cav.
Lupi, Quagliariello, Mauro. Un anno fa colleghi di partito, oggi di larga maggioranza. I primi due pidiellini, il terzo ex pidiellino oggi uno degli uomini di punta di Scelta Civica. Tutti e tre convinti che la via del ‘muoia Sansone con tutti i filistei’ non porta il paese fuori dalla crisi bensì ce lo fa rimpiombare dentro.
L’Europa monitora l’Italia, impone il rispetto del 3 per cento (deficit-pil), vuole vedere le coperture finanziarie per evitare l’aumento dell’Iva e soprattutto dovrà dire la sua sulla legge di stabilità. Tappe serrate, tempi strettissimi. In mezzo una crisi di governo pre-annunciata con la clamorosa iniziativa dei parlamentari pidiellini di dimettersi in massa la prossima settimana dopo il voto in Giunta (4 ottobre) sulla decadenza di Berlusconi da senatore, che porta a un passo dal precipizio il governo di coalizione. Lo stesso voluto da Berlusconi che, evidentemente, negli ultimi giorni ha risposto al richiamo dei … falchi. Per ora solo i parlamentari stanno firmando le dimissioni, non i ministri. Un modo per dire al Pd che un margine di manovra c’è ancora e si chiama agibilità politica di Berlusconi. C’è dell’altro: le colombe pidielline governative non avrebbero gradito l’accelerazione decisa nella riunione congiunta dei gruppi parlamentari. Lo testimonia anche il botta e risposta tra Quagliariello (“le dimissioni non si annunciano, si danno”) e la pitonessa Santanchè (“Quagliariello alla riunione c’era, forse non ha capito”). Mauro richiama tutti al buon senso quando avverte: “Sull'Italia c’è un macigno. Non si può giocare con una intera generazione. Gli italiani vogliono che il governo vada avanti. Siamo nel bel mezzo di un guado, allora va posto un problema ai parlamentari: volete far precipitare l'Italia nel caos o vogliamo occuparci del bene dell'Italia? Il senso di responsabilità che ci appartiene come uomini politici deve essere determinante per costruire i presupposti di una ripresa del Paese”. Moniti governativi che si sommano a quelli del Colle, ormai quotidiani. Ma chi sta ad ascoltarli?
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