La giostra del lemmario politico: conservatori, liberali, progressisti e riformisti

27 settembre 2014 ore 9:00, Paolo Pivetti
L’attualità politica e il suo lemmario, parole in giostra. Prendiamo conservatore: non è una parola qualunque. In un mondo dominato dal cambiamento e dall’innovazione, voler conservare sembra il peccato per eccellenza. Eppure nel mondo c’è chi si sente fiero di questo titolo. In Inghilterra, per esempio, i conservatori sono orgogliosamente il partito di governo. Da noi conservatore è stata per molto tempo, nella volgata della Prima Repubblica, un’onta lanciata da sinistra verso destra, quella destra che era allora a destra della sinistra ma preferiva chiamarsi centro e tutto accoglieva nel suo ventre molle. Ma oggi, Seconda o forse già Terza Repubblica, dove stanno i conservatori? Sorpresa: stanno a sinistra! Eh già, la cronaca politica non ci lascia dubbi: a sinistra, e il più a sinistra possibile, si combatte per conservare l’antico ordine, le antiche regole di quello stato sociale che a detta di molti sta mettendo in ginocchio il mondo del lavoro e dell’impresa, impedendo ogni cambiamento e ogni innovazione.    
La giostra del lemmario politico: conservatori, liberali, progressisti e riformisti
È un ribaltamento di prospettiva incominciato molto prima dell’era di Renzi, con altre parole in giostra; con l‘irrompere sulla scena di quel Berlusconi che scompaginò le carte del lemmario politico sventolando la bandiera nuovista della rivoluzione liberale. E aveva il fegato di sventolarla in un paese in cui, fino a sei mesi prima di lui, liberale sonava come un’altra parola impronunciabile, del tutto simile a conservatore. Nel marketing politico la rivoluzione liberale funzionò, e aveva come suo target naturale i moderati. E anche questo era un termine riportato a nuova vita da un oblio carico di disprezzo (analogamente a un altro ex-spregiativo rivalutato in quegli stessi anni: socialdemocratico). Ai moderati si opposero tempestivamente i progressisti cavalcando, in una fiammata di romantico entusiasmo, una loro sedicente gioiosa macchina da guerra. Non funzionò: il termine progressista fu gradualmente abbandonato, forse anche perché legato a un concetto, quello di progresso, appartenente a una superata retorica ottocentesca. Il tramonto di progressista segnò l’alba di riformista, altro termine ripescato dopo anni di vergogna: era considerato, a sinistra, ai tempi della Prima Repubblica, un’offesa delle più vili: i riformisti erano, allora, quelli che ostacolavano la rivoluzione. Cambiamento, innovazione, riforme, nella loro sobrietà pragmatica hanno soppiantato la retorica d’un tempo che ormai ci sembra remoto. Ma il vero trionfatore di oggi è il termine liberale, ultimamente apprezzato persino da Bertinotti. La giostra continua.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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